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Dopo sei mesi di detenzione forzata ai domiciliari dichiarato illegittimo l’arresto del giornalista Enzo Basso

“Il fatto non sussiste”, prima assoluzione per il giornalista Enzo Basso

AGGIORNAMENTO 2 ottobre 2018- Ieri il giornalista Enzo Basso è stato assolto dai giudici del Tribunale di Messina “perché il fatto non sussiste” dall’accusa di “appropriazione indebita”. Basso in merito a questa accusa non ha mai ricevuto comunicazione.

MESSINA – Centosettantasei mattine, centosettantasei notti, chiuso tra le mura del proprio appartamento, niente contatti con l’esterno, tra le prescrizioni anche quella di non potersi affacciare dal balcone o ricevere una telefonata. Tutto questo sino ad oggi, quando è arrivata la notizia dal palazzo di giustizia che, senza equilibrismi linguistici, riferiva che “Quell’uomo, Vincenzo Basso, giornalista ed editore di Centonove, non avrebbe dovuto essere arrestato né tanto meno subire questo lungo isolamento forzato”. Insomma, abbiamo scherzato.

 

https://www.amnotizie.it/2018/10/02/assolto-il-direttore-di-centonove-enzo-basso/

https://www.imgpress.it/questa-e-la-stampa/messina-enzo-basso-assolto/

https://www.oggimilazzo.it/2018/10/02/caso-centonove-assolto-in-appello-il-giornalista-enzo-basso/

https://palermo.repubblica.it/cronaca/2018/10/02/news/caso_centonove_a_messina_assolto_in_appello_enzo_basso-207964953/

https://www.98zero.com/1376923-assolto-enzo-basso-dallaccusa-di-appropriazione-indebita.html

Appropriazione indebita, assolto l’editore Enzo Basso

Live Sicilia – Caso Centonove a Messina Assolto l’editore Enzo Basso

 

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E’ morto Luigi Bernabò Brea/ Storia di una ricerca che si è interrotta solo ieri (1999)

Autore: Francesco Venuto, pubblicato il 2 giugno giugno 1999 su La Gazzetta del Sud /LIPARI – Ha Vissuto la vita che avrebbe voluto, tra le due cose che amava di più: l’archeologia e il mare. Luigi Bemabò Brea era archeologo per vocazione: nel 1932, a 22 anni, si era laureato in giurisprudenza, forse per accontentare il padre Eduardo, un notaio genovese originario di Sestri Levante. La prima svolta della sua vita maturò nel ’35, quando ottenne la seconda laurea in archeologia all’Università di Roma. Nello stesso anno vinse un concorso per entrare nella Scuola d’Archeologia Italiana di Atene, diretta da Alessandro Della Seta, del quale diventò uno degli allievi preferiti tra il ’35 e il ’37. Negli stessi anni visitò i maggiori centri archeologici della Grecia e della costa anatolica, partecipando agli scavi dell’isola di Lemnos: nel 1936 a Poliochni; nel 1937 al Kabirion di Chloè, sito archeologico che lo stesso Bernabò Brea scoprì nel corso di una ricognizione effettuata l’anno prima. Nel 1938 diventò funzionario dell’amministrazione delle Antichità e delle Arti dello Stato, fu assegnato come ispettore al Museo Nazionale di Taranto, dalla cui direzione ricevette l’incarico della sorveglianza degli scavi e rinvenimenti nell’area urbana della città ionica. Un anno dopo sposò Chiara Chichizola, una giovane di Zoagli, lo stesso paese d’origine di Adelia Canevaro, la mamma di Luigi Bernabò Brea. Sempre nel 1939 fu chiamato a costituire la Soprintendenza alle Antichità della Liguria. Qui iniziò anche un’importante collaborazione con Luigi Cardini dell’Istituto italiano di Paleontologia Umana, con il quale avviò gli scavi nella caverna delle arene candide di Finale Ligure, poi continuati sino al 1951.

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Quel dolce profumo di albicocche

La Piazza di Condrò
La Piazza di Condrò

CONDRO’ – Alla voce Condrò il numero degli abbonati del telefono non riesce a coprire neanche due colonne dell’elenco; le varie guide turistiche sulla Sicilia gli dedicano poche righe, più o meno così: “.. a Km. 32 da Messina, a m. 58 nell’entroterra del golfo di Milazzo, ai piedi dei Peloritani settentrionali, 600 abitanti, Condronesi. Fondata nel sec. XIV, fu feudo dei Bonfiglio (1421-1637) e dei Napoli (dal 1743).

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Due Masse: San Giovanni e Santa Lucia

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MESSINA – Appena duecento abitanti, poche le persone che si incontrano per strada; l’unica chiesa, lungo la tortuosa arteria provinciale, domina con la sua imponenza le case basse del villaggio. Massa San Giovanni è un microcosmo che sembra fedele allo stesso toponimo “Massa”, “entità agricola autonoma”, “raggruppamento di persone”, poco meno di villaggio quindi; e la differenza si nota ancora oggi. Da meno di dieci anni la scuola elementare è stata dismessa per insufficienza di allievi.

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I funerali di Daniele Fagnani, morto in un incidente sull’autostrada della morte (A20 Messina.Palermo)

fagnani2VILLAFRANCA TIRRENA Cinquantamila vittime all’anno in Europa, ottomila solo in Italia, dove si registrano diciotto morti al giorno per una spesa a carico dello Stato di cinquemila miliardi. Sono le cifre della guerra che si combatte quotidianamente anche sulle strade di casa nostra: velocità sostenuta, imperizia dei guidatori, “mancanza di rispetto per la propria vita, ma anche per la vita degli altri”, come ha detto mercoledì sera durante il suo intervento nell’auditorium del Santuario di Calvaruso Giuseppa Mastroieni, fondatrice e presidente nazionale dell’Associazione familiari delle vittime della strada.

Nel tranquillo convento francescano si commemorava un giovane di Villafranca: Daniele Fagnani, morto poco più che ventenne lungo “l’autostrada della morte”, in un tratto di corsia dove è stato versato troppo sangue per far ricadere le colpe solo sui conducenti dei mezzi, dove basta un acquazzone perché si creino pozzanghere che rendono instabili le autovetture. Monsignor Cutrupia, giunto a Calvaruso in rappresentanza del Vescovo, durante la sua omelia ha sottolineato come la scienza faccia notevoli sforzi per combattere mali come il cancro o la leucemia, ma poi si fermi davanti a problematiche altrettanto devastanti quanto apparentemente semplici da risolvere.

Tra i presenti (c’erano quattrocento persone) non hanno mancato l’appuntamento i rappresentanti di Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia, Vigili Urbani: a loro è stato detto dalla presidente Mastroieni, come dai tanti genitori accomunati dalla perdita di un figlio o di una persona cara, di non avallare più la politica dell’occhio che si può anche chiudere. “Il codice della strada va applicato, la legislazione in materia va rivisitata e migliorata; i familiari delle vittime, poi, che spesso perdono anche l’interesse per la loro stessa vita, vanno aiutati e tutelati, mentre oggi – come riferisce la stessa associazione presieduta dalla signora Mastroieni – la legge sembra garantire solo il responsabile dell’incidente”. Che il problema sia sentito lo hanno dimostrato le persone e le autorità accorse a Calvaruso, tra i quali gli “azzurri” Anna Maria Sidoti, Vincenzo Modica e Maria Ruggeri, tutti testimonial volontari di una tragedia cui si può e si deve in qualche modo porre rimedio, perché le morti di tanti giovani, come Daniele Fagnani, la cui colpa è stata solo quella di aver accettato un passaggio, non debbano più ripetersi.

Francesco Venuto, pubblicato su Gazzetta del Sud, settembre 1998

Le sentinelle di Massa San Nicola

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MESSINA – Si chiama Massa San Nicola o San Nicolò (qui comunque tutti dicono Massa Santa Nicola) e si trova lungo la strada provinciale 50, quasi nascosto dentro la folta macchia mediterranea e sottomesso alla stessa arteria stradale. Un borgo antico, una volta dall’economia chiusa però fiorente. Si diceva che fosse “l’Umbria di casa nostra”, perché immerso nel verde; qualcuno si è spinto a definirlo la “Svizzera messinese”.

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Salice, un villaggio in musica

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MESSINA – Novecentocinquanta abitanti, più donne che uomini, quindici chilometri distante da Messina, appena tre dalla riviera tirrenica, è il secondo abitato per consistenza demografica dopo Gesso, con il quale condivide l’appartenenza al Tredicesimo quartiere. E’ il villaggio di Salice: alto poco più di 250 metri sul livello del mare, è un centro carico di storia (le prime fonti storiografiche scritte riguardanti il villaggio risalgono al 1134) eppure …”eppure oggi siamo considerati semplicemente la periferia di Messina, e siamo sulla strada del non ritorno – afferma Benedetto Cardullo, 34 anni –

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81 anni, vuol tornare Finanziere

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CASTROREALE – Nel 1945 lo allontanarono dalla Guardia di Finanza per un sospetto. Più di mezzo secolo dopo, ad ottantuno anni suonati, se il Tar della Lombardia gli darà ragione Carmelo Donato potrebbe coronare il sogno di una vita, cioè quello di tornare a vestire l’amata divisa di finanziere. Originario della frazione Bafia di Castroreale, dove torna ogni estate ospite della sorella Maria Carmela e dei nipoti, ma residente a Milano, Donato ha conosciuto una lunga odissea, cominciata il 28 marzo ‘45.

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Un medico grintoso da Messina alla Norvegia

MESSINA – Seguendo la rotta dello stoccafisso è approdato in Norvegia, dove ha gettato definitivamente l’ancora nel 1985. Egidio D’Angelo, sposato con Britt e padre di due figli, Egidio Niclas e Ingeborg Ailin Alessandra, 18 e 15 anni, però non è un marinaio, ma un medico messinese che a trentacinque anni ha ricominciato quasi da zero a migliaia di chilometri da qui. Dei suoi trascorsi di musicista ancora molti in città si ricordano: chitarrista autodidatta negli anni Settanta – cantava e suonava con uno dei più noti gruppi pop locali, i “Consoli”-, in seguito impegnato ad intrattenere i clienti dei pochi locali notturni esistenti in città, dopo essersi inventato per l’occasione il “Chitarra bar”.

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