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“La ballata di Pasquale Bruno”, i Malanova rinnovano un mito che resiste da quasi due secoli

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VILLAFRANCA TIRRENA – Un mito che resiste nel tempo, un gruppo musicale etnico che riscuote l’interesse delle piazze italiane, uno scenario da favola. Sabato 16 aprile, alle 18, nell’ambito della Settimana della Cultura al Castello di Bauso (vecchia denominazione di Villafranca Tirrena in provincia di Messina), i Malanova presenteranno l’anteprima de “La ballata di Pasquale Bruno”, un brano inedito (testo e musica di Pietro Mendolia) dedicato al brigante di Val Demone, discusso personaggio ottocentesco raccontato in un romanzo di Alessandro Dumas padre.
Lo scrittore francese, in un certo senso, ha internazionalizzato la storia di un personaggio conosciuto in tutta la Sicilia e nel Meridione

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1959, Stromboli che tenta di risorgere visitata dal poeta Papalia

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STROMBOLI – Fa parte di “Stromboli isola magica”, pubblicato, si fa per dire, “per i tipi dello stesso autore nel 1959”. Una di queste rarissime copie è stata regalata, nel 1992, a chi ha scritto queste note, come una sorta di ringraziamento pe le frequenti visite a casa Papalia, sulla caotica via Palermo alta di Messina.

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Due siluri per colazione/L’affondamento dell’incrociatore Bande Nere raccontato da un marinaio sopravvissuto di Villafranca Tirrena

Puglisi
Puglisi
bandenere2 copiaSTROMBOLI – Cinquantuno anni fa, il primo aprile del 1942, al largo dell’isola di Stromboli due siluri lanciati dal sommergibile inglese “Urge” tagliavano in due l’incrociatore “Giovanni Dalle Bande Nere”.
Varata nel 1931, la nave effettuò, tra il 10 giugno 1940 e la data del suo affondamento, 15 missioni di guerra, percorrendo in tutto circa 35 mila chilometri. Tra gli ottocento uomini imbarcati sull’incrociatore, quel primo aprile c’era Paolo Puglisi, 75 anni, baffetti alla Clark Gable rimasti neri come ai tempi in cui stava per ore chiuso nella torretta numero 4, pronto ad azionare i cannoni del Bande Nere.
L‘enciclopedia “La Seconda Guerra Mondiale”, curata da Arrigo Petacco, liquida in un paio di righe l’affondamento dell’incrociatore. Secondo Puglisi, in realtà, vi furono delle circostanze quantomeno sospette per cui le cose non andarono per il verso giusto. Inoltre tra i marinai superstiti dell’affondamento, si parlò con insistenza di una “spiata”, partita proprio da Messina, sui movimenti della nave e sulle sue condizioni di navigazione.
«Il Bande Nere partecipò alla seconda battaglia della Sirte -ricorda Puglisi- Tornavamo alla base di Messina dopo una navigazione con il mare fortissimo, tanto che due caccia-torpediniere, il “Lanciere” e lo “Scirocco”, colarono a picco per il maltempo. Il nostro incrociatore era piuttosto malconcio e molte erano le avarie che il comandante Lodovico Sirta aveva dovuto annotare sul libro di bordo. Arrivammo nello Stretto con ben 48 ore di ritardo, e con la consapevolezza che il destino della nave era il bacino di La Spezia, dove sarebbero state eseguite le riparazioni.
Così infatti fu deciso dal comando della Marina Militare, e qualche giorno dopo aspettavamo con ansia l’ordine di mollare gli ormeggi. Il Bande Nere lasciò il porto di Messina il primo aprile 1942 -racconta Puglisi- dopo sei giorni di incomprensibili rinvii. Erano le sei del mattino, due caccia e alcuni ricognitori aerei controllavano che lungo la nostra rotta non vi fossero battelli nemici. Tutto filò liscio sino alle nove, all’ora di colazione, di solito un panino con la mortadella o il provolone.

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