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Due Masse: San Giovanni e Santa Lucia

 

MESSINA – Appena duecento abitanti, poche le persone che si incontrano per strada; l’unica chiesa, lungo la tortuosa arteria provinciale, domina con la sua imponenza le case basse del villaggio. Massa San Giovanni è un microcosmo che sembra fedele allo stesso toponimo “Massa”, “entità agricola autonoma”, “raggruppamento di persone”, poco meno di villaggio quindi; e la differenza si nota ancora oggi. Da meno di dieci anni la scuola elementare è stata dismessa per insufficienza di allievi.
Attualmente nel villaggio ci sono circa dodici bambini, frequentano in parte le “elementari” di Massa Santa Lucia e gli altri sono sparsi in scuole di Messina. La vecchia “elementare” di Massa San Giovanni è stata concessa in comodato d’uso ad un’associazione culturale e turistica che si chiama “Torre di Massa”. Il suo presidente, Nino Inferrera, parla delle iniziative messe in piedi dal sodalizio (12 soci effettivi) durante l’anno: sagre (quella del dolce casalingo è molto conosciuta e apprezzata), spettacoli teatrali, presepe vivente. La “Massa” è piccola, pochi sono i giovani, ma i ladri non mancano: la notte prima della nostra visita, qualcuno è entrato nella scuola frantumando il vetro di una finestra e rubando le casse dell’impianto stereofonico acquistato dall’associazione. Adesso al posto delle casse ci sono due fili che penzolano. Dice Nino Inferrera: “ Noi ci occupiamo anche dei principali problemi del villaggio”.

E quali sono i problemi del villaggio?
“A dire il vero i problemi più grossi, come la pubblica illuminazione, pensavamo di averli risolti di concerto con la vecchia amministrazione comunale. Con l’assesore Mangiapane si era già fatto il progetto per un nuovo impianto di illuminazione che interessava tutto l’abitato. Quello che esiste oggi è obsoleto e fatiscente, pensi che in alcuni punti toccando i pali si prende la scossa. Purtroppo, nonostante fossero già state impegnate le somme necessarie per il nuovo impianto, pare che non siano poi state previste nel vecchio bilancio. Nel nuovo nemmeno. Bisogna quindi tornare alla carica con la nuova amministrazione comunale”.

Le altre questioni che qui hanno rilevanza riguardano la pulizia di alcune strade e, in particolare, la scerbatura visto che si è in un’oasi verde. I rapporti con la sede circoscrizionale di quartiere sono ridotti al minimo indispensabile se non assenti del tutto; i contatti avvengono direttamente con i vertici del comune.

“Il decentramento si è rivelato un fallimento, visto che è privo di poteri esecutivi e non gestisce una sola lira di denaro pubblico”, dice ancora Inferrera. Questa è l’aria che tira a Massa San Giovanni, dove se si celebrano due matrimoni all’anno nel villaggio è già un successo, mentre i funerali possono anche arrivare a venti.

Quasi rassegnato Inferrera dice che la natalità è troppo bassa, poi guarda la moglie Clara e sorride: la signora è all’ottavo mese di gravidanza e la bimba, una delle due che nascono in media ogni anno in questo villaggio, si chiamerà Antonella.

Ci spostiamo di qualche chilometro, il nuovo abitato si chiama Massa Santa Lucia, conta cinquecento abitanti, ha persino la scuola elementare in funzione e, ci rassicura la maestra Licia Pizzurro, non ha problemi di alcun genere.

“Eppure è grande il senso di abbandono”, afferma Giuseppe Costa, ex consigliere di quartiere. Poi ci porta nell’ampia cucina della sua abitazione, che si affaccia su di un punto panoramico del borgo, al cui interno c’è la moglie intenta ad accudire i nipotini.

“ Qui anche per far sistemare i giochi del parco, l’unica risorsa pubblica di svago per i bambini (qui se ne contano almeno venticinque) – spiega Costa – è un’impresa: bisogna interessarsi a livello personale, sollecitare e quindi aspettare. Poi qualcuno del comune arriva e, come è successo di recente per la fontana in piazza, inizia il lavoro e poi lo lascia a metà per ritornare chissà quando”.

Dentro il cuore del villaggio i soliti circoli con videogames (una costante su queste alture), l’unica attrazione per i ragazzi. Uno dei circoli che ospita le macchinette elettroniche (pare che siano indispensabili per pagare l’affitto della sede e le spese di gestione delle associazioni) ha tentato di porre alcune limitazioni. Del tipo: “il circolo rimane chiuso nelle ore in cui si celebra la Santa Messa”. Risultato: i ragazzi migravano nell’altro club che resta invece aperto in quelle ore.

“Guardi, qui quello che manca è il lavoro – dice Francesca Impala – direttrice didattica in una scuola di Messina – Finché permane questo stato di cose sarà difficile cambiare anche le abitudini che i giovani hanno acquisito. Negli ultimi anni altri cinque ragazzi del luogo, a studi ultimati, hanno dovuto fare le valigie e trasferirsi al nord per guadagnare stipendi poco superiori al milione e mezzo di lire”.

 

Il comandante di navi traghetto Giovanni Scaltrito è uno degli ex giovani tornati nel villaggio: “ Ultimamente lavoravo in Cina, in un impianto petrolifero off shore: io sono tornato per investire qui nel villaggio e tra poco sarà pronta la mia nuova casa, costruita con i risparmi di una vita. Bisogna però chiedersi se ne valeva la pena: il villaggio è quello che vede, i servizi comunali sono inesistenti, il cittadino lasciato al suo destino. Qui quando scende la sera fa davvero buio e in tutti questi anni di asssenza non è cambiato nulla”.

Antonino Berenato e Annamaria La Rosa sono arrivati a Massa Santa Lucia venti anni fa; direttore del locale ufficio postale lui, vice direttrice in una succursale cittadina lei 8ora sono entrambi in pensione), hanno due figli maschi ed un’accogliente villa. Antonino Berenato è sempre in movimento: è presidente di un’associazione sportiva e culturale che organizza le “mini olimpiadi”, gli spettacoli teatrali e le rassegne cinematografiche, il carnevale, l’annuale premio agli anziani e ai giovani che hanno brillato negli studi. Insomma un vulcano in eruzione e in queste attività ha trascinato la moglie Annamaria: lui sale sul palco per recitare e lei lo segue come se fosse un’attrice consumata.

 

“ Io sono arrivato qui per caso e ci sono rimasto con grande piacere – ci dice comodamente seduto nel salotto di casa – la mia poliedricità è anche legata alla voglia di nuovo dei ragazzi del villaggio: loro sono fatti così, hanno bisogno di assistere a tante prime che registrano sempre il pienone. Guai a fare troppe repliche o manifestazioni a lungo termine; qui ci si stanca facilmente. Ultimamente, ad esempio, abbiamo comprato un maxi schermo per la sede dell’associazione; è un modo per tenerli impegnati. Lei ha visto la desolazione nelle strade. Pensi che facciamo tutto a spese nostre”.

Tra i programmi a medio termine di Berenato c’è una mostra di foto antiche sul villaggio: le prime sono da poco arrivate, spesso chiuse in bustine listate a lutto, quelle più facilmente reperibili in queste case. E poi c’è sempre quel vecchio pallino dell’ex direttore: dalla fine degli anni Ottanta lui e i suoi compaesani vogliono che si realizzi un monumento ai caduti all’ingresso del villaggio: il progetto esiste (e il suo redattore aspetta ancora di essere pagato), l’atto costitutivo del comitato promotore e la raccolta delle firme pure. Manca la volontà delle istituzioni, che non lo hanno mai preso in considerazione, oppure l’interessamento della zia Giacoma, a “zza Iacopina”, una donna del villaggio che sbrigava le faccende in città per conto della gente del villaggio. Forse non sapeva nemmeno leggere eppure consegnava le raccomandate e i telegrammi a destinazione senza sbagliare un indirizzo, quando faceva la fattorina-procacciatrice per conto delle poste, in tempi in cui la corrispondenza era solo internazionale, tanti erano gli emigrati.

Ed a Sidney esiste un’altra associazione che ha lo stesso nome di quella presieduta a Massa Santa Lucia da Berenato, cioè “Communitas”, costituita, manco a dirlo, dai “massessi” che vivono tra i canguri pensando ancora al profumo delle albicocche che si coltivavano nelle campagne di “Santa Lucia”.

1998 – Francesco Venuto

 

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