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I funerali di Daniele Fagnani, morto in un incidente sull’autostrada della morte (A20 Messina.Palermo)

fagnani2VILLAFRANCA TIRRENA Cinquantamila vittime all’anno in Europa, ottomila solo in Italia, dove si registrano diciotto morti al giorno per una spesa a carico dello Stato di cinquemila miliardi. Sono le cifre della guerra che si combatte quotidianamente anche sulle strade di casa nostra: velocità sostenuta, imperizia dei guidatori, “mancanza di rispetto per la propria vita, ma anche per la vita degli altri”, come ha detto mercoledì sera durante il suo intervento nell’auditorium del Santuario di Calvaruso Giuseppa Mastroieni, fondatrice e presidente nazionale dell’Associazione familiari delle vittime della strada.

Nel tranquillo convento francescano si commemorava un giovane di Villafranca: Daniele Fagnani, morto poco più che ventenne lungo “l’autostrada della morte”, in un tratto di corsia dove è stato versato troppo sangue per far ricadere le colpe solo sui conducenti dei mezzi, dove basta un acquazzone perché si creino pozzanghere che rendono instabili le autovetture. Monsignor Cutrupia, giunto a Calvaruso in rappresentanza del Vescovo, durante la sua omelia ha sottolineato come la scienza faccia notevoli sforzi per combattere mali come il cancro o la leucemia, ma poi si fermi davanti a problematiche altrettanto devastanti quanto apparentemente semplici da risolvere.

Tra i presenti (c’erano quattrocento persone) non hanno mancato l’appuntamento i rappresentanti di Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia, Vigili Urbani: a loro è stato detto dalla presidente Mastroieni, come dai tanti genitori accomunati dalla perdita di un figlio o di una persona cara, di non avallare più la politica dell’occhio che si può anche chiudere. “Il codice della strada va applicato, la legislazione in materia va rivisitata e migliorata; i familiari delle vittime, poi, che spesso perdono anche l’interesse per la loro stessa vita, vanno aiutati e tutelati, mentre oggi – come riferisce la stessa associazione presieduta dalla signora Mastroieni – la legge sembra garantire solo il responsabile dell’incidente”. Che il problema sia sentito lo hanno dimostrato le persone e le autorità accorse a Calvaruso, tra i quali gli “azzurri” Anna Maria Sidoti, Vincenzo Modica e Maria Ruggeri, tutti testimonial volontari di una tragedia cui si può e si deve in qualche modo porre rimedio, perché le morti di tanti giovani, come Daniele Fagnani, la cui colpa è stata solo quella di aver accettato un passaggio, non debbano più ripetersi.

Francesco Venuto, pubblicato su Gazzetta del Sud, settembre 1998