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Gli ingegneri della ricostruzione

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MESSINA – Per i ventuno ingegneri, premiati dall’Ordine, tornare in un’aula magna dell’università dopo cinquant’anni ha significato provare vecchie sensazioni. Per qualcuno di loro, come l’ingegnere Nicola Valentini, laureatosi nel 1921, anche un momento di comprensibile commozione. Il ruolo che hanno svolto in tutti questi anni è riconducibile al binomio Messina- ricostruzione e, in buona parte, i ventuno signori festeggiati venerdì sono in qualche modo responsabili del nuovo look cittadino di questo secolo.
Molti di loro esercitano ancora la professione con l’entusiasmo degli inizi della carriera, altri hanno passato il timone. E spesso i continuatori naturali dell’attività negli affermati studi-tecnici sono proprio i figli, come dire: ingegneri si nasce.

Francesco Basile non era presente nell’aula magna, eppure nell’università messinese è stato di casa sino a non molti anni fa: «Mi sono laureato nel 1928, ho insegnato per cinquant’anni disegno di architettura qui a Messina. Prima di me quella stessa cattedra si sono seduti Zanca, con il cui nome si identifica ancora il municipio, Calandra, il cui figlio Roberto, anche lui docente a Palermo, è stato mio allievo, e Camino Autore, al quale sono subentrato nel 1930 per tenere la cattedra fino al 1980», racconta proprio Francesco Basile il professore che, tra l’altro, ha avuto come allievi intere generazioni di ingegneri messinesi, tutti affermati professionisti.

Al suo attivo ha diverse pubblicazioni su Messina, spesso citate da altri autori: come “Lineamenti della storia artistica di Messina. La città dell’800”, pubblicato nei primi degli anni Cinquanta, oppure “Studi sull’architettura in Sicilia. La corrente Michelangiolesca”.

Tra ingegneria ed arte i suoi ricordi pescano nella memoria storica locale. Così su un piccolo tesoro messinese (in perenne restauro) il professore Basile dice: «La chiesa di Santa Maria degli Alemanni, progettata da architetti francesi, originariamente era più lunga. Quando poi si è proceduto alla costruzione della sede della Cassa di risparmio, alle sue spalle, avvenne un fatto doloroso: ne demolirono una parte. Ma allora non era spiccata la sensibilità verso i monumenti e i reperti del passato».

Giuseppe De Cola è invece il più giovane ingegnere del gruppo, è laureato da «soli» cinquant’anni e la sua vita professionale è legata a Messina con una sorta di cordone ombelicale che non gli ha impedito però dì affermarsi in tuta Italia.

«Mi sono laureato giovanissimo, avevo 22 anni, poi il servizio militare, cinque anni come ufficiale del genio e quindi il ritorno a casa; in quella casa dove viveva mia madre e che era stata oggetto di bombardamenti. La Messina del dopoguerra ha fatto scattare in me la convinzione che dovevo restare a tutti i costi; anche se dal nord del Paese mi arrivavano proposte di lavori a cui era difficile dire di no. Tirando le somme del mio lavoro di professionista, sono contento di avere esportato in tutto il territorio italiano le conoscenze e la professionalità del sud», conclude con una punta d’orgoglio l’ingegner De Cola, che tra l’altro, per far decollare il suo studio-azienda è stato il primo in Sicilia, nel 1960, ad istituire un’attività professionale consociata.

Anche gli ingegneri hanno però dei rimpianti: «Mi avrebbe fatto piacere partecipare alla progettazione dello stadio, poiché è un tema affascinante – confessa De Cola – ed anche contribuire alla realizzazione del porto turistico per il quale ho fatto tre progetti: Faro, Ganzirri e Grotte».

Nemo propheta in patria? Storie di scelte operate da altri, come il piano regolatore presentato dal professore Samonà, alla cui redazione ha partecipato anche l’ingegner De Cola e che già teneva in conto l’eventuale costruzione del ponte sullo Stretto.
Napoleone Cutrufelli si è laureato nel 1937, il padre Rosario era deputato nazionale per i radicali e si prodigò in favore della ricostruzione di Messina dopo il terremoto.

L’ingegner Napoleone, invece, alla fine del secondo conflitto cercò di far dirottare su Messina un intervento finanziario pubblico, per l’immediata ricostruzione. La cosa non ebbe seguito perché la città era già dotata di un piano urbanistico. Nella sua attività professionale ha partecipato a diversi concorsi nazionali per piani regolatori. Quelli di Siracusa e Milazzo sono opera sua.

«La mia esperienza nel settore urbanistico mi fa dire che il nuovo Prg di Messina è in realtà uno schema di piano e che per essere attuato ha bisogno di decine di piani particolareggiati».

3 giugno 1990 – Francesco Venuto