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Villafranca Tirrena/ 1946, le prime elezioni del dopoguerra

VILLAFRANCA TIRRENA – L’undici novembre di cinquantuno anni fa si svolsero a Villafranca Tirrena le prime elezioni amministrative del dopoguerra. Dopo la parentesi del regime fascista, che aveva cancellato ogni forma di democrazia con la nomina dall’alto dei famigerati “podestà”, si tornava al sistema elettivo per scegliere sindaco e consiglio comunale.
Vi furono due novità in assoluto per il nostro comune.
Il diritto di voto venne concesso indistintamente a tutti i cittadini di entrambi i sessi che avessero compiuto i ventuno anni. Dal febbraio 1945 per la prima volta in Italia il diritto di voto venne esteso anche alle donne. Tale diritto era stato esercitato cinque mesi prima, nel giugno 1946, per le lezioni dell’Assemblea Costituente e per il referendum sulla forma istituzionale dello stato. di Giovanni Mazzeo (1998)
L’altra grossa novità consistette nel fatto che Villafranca Tirrena come comune esisteva solo dal 1929. Era stato costituito con decreto del ministro degli interni che riuniva i tre comuni di Bauso, Calvaruso, Saponara e due villaggi del comune di Messina Divieto e Serro, sotto il nome di Villafranca Tirrena. Il nuovo comune, che era stato amministrato finora da podestà, raggruppava oltre seimila abitanti e affidava per la prima volta la scelta degli amministratori al giudizio degli elettori.

Dopo la caduta del passato regime e con la fine della guerra, si erano costituiti anche a Villafranca alcuni partiti politici. Il Partito Socialista era quello che aveva il maggior numero di aderenti specialmente fra gli operai della locale cementeria. Numerosi giovani, Ciccio Ficarra, Giovanni Mazzeo, Pippo Olivo, Ciccio Stornante, Ntoni e Placidino Maisano, Salvatore e Pippo Geraci, Ntoni Papalia, Nino Bicchieri, Nino di Bella ed altri, frequentavano la sede del Partito Repubblicano e condussero una infuocata campagna a favore della repubblica per il referendum del 2 giugno 1946.
Per iniziativa degli esponenti dei predetti partiti di sinistra si preparò una lista per le elezioni amministrative di novembre avente per simbolo una bilancia. Capolista fu il dottore Francesco Mento, anziano professionista che nella zona aveva lungamente esercitato la professione medica, affiancato dal notaio Onofrio Basile che non dissimulava le sue simpatie per il partito di Togliatti. Nella stessa lista entrarono l’avvocato Pietro Saija assieme ad altri cinque di Saponara.
La lista di Saponara, con simbolo “due mani che si stringono” fu capeggiata da Salvatore Campagna. Questi lavorava fin da prima della guerra al Forte Campone, un deposito militare sito sull’alta collina di Salice, dove si recava tutti i giorni da Saponara dove risiedeva e di cui era sempre stato il delegato municipale. Quando arrivarono le truppe alleate affidarono il municipio di Villafranca a don Edoar-do Di Martino, un benestante con l’impiego nella cementeria. Il Campagna riuscì a inserire nella sua lista il Di Martino ed un paio di altri candidati di Villafranca. Gli altri componenti della sua lista erano lavoratori, la maggior parte dei quali sapeva apporre solo la firma.
Una terza lista, avente per simbolo una colomba, fu formata quasi interamente da candidati di Villafranca. Era capeggiata dal barone Sergio Marullo e vi facevano parte tutte le persone più facoltose di quel tempo: don Giovanni Cannata, padre dell’attuale ingegnere Domenico, il ragioniere Nicolò Anastasi, impiegato alla cementeria, padre dell’attuale presidente del circolo di A.N., il professore Antonio Ba-dessa, l’ingegnere Giuseppe Anastasi, il ragioniere cavaliere Stefano Fer-rigno, il geometra Matteo Sergi, il cui padre Mariano era stato per quaran-tacinque anni sindaco di Calvaruso, padre Nunzio La Rosa, un prete spretato ultimo sindaco di Calvaruso, don Pasquale Russo di Divieto, don Ninai Curreri, padre di Ciccino ex consigliere provinciale del MSI, don Ciccio Giacobbe zio del designato assessore Franco, l’avvocato Nicolò Gangemi ed altri. Questa lista fu definita dal farmacista dell’epoca, dottor Bonanno, “la lista dei generali senza soldati”, cosa che suscitò la reazione verbale di qualcuno dei candidati.
La campagna elettorale fu molto aspra in quel di Saponara, dove la lista avversa a quella di Campagna, di cui faceva parte l’avvocato Saija, era definita “lista di cappeddi”.
A Villafranca si assistette fra l’altro ad accesi e verbosi comizi in piazza tenuti dal capolista della Bilancia, dottor Mento, il quale pare nutrisse un certo rancore verso qualche candidato rappresentante di una famiglia che fino ad allora aveva predominato nella vecchia Bauso.
La guerra era finita da poco, qualcuno doveva ancora tornare a casa, i mezzi di trasporto erano inesistenti, la situazione logistica era molto precaria, le sezioni elettorali erano poche e poste solo nel cuore dei centri abitati, cosicché molte persone anziane, non potendo fare lunghi tragitti per recarsi al seggio, non andarono a votare. Non esistevano mezzi a motore, la gente al massimo possedeva la bicicletta, qualcuno il calessino, qualche altro l’asino o il carretto.
Il giorno delle elezioni tutto procedette tranquillamente fino alle quattro del pomeriggio. Dopo quest’ora un temporale di rara potenza si abbatté su tutta la zona, le strade si riempirono d’acqua, la pioggia continuò a dirotto per tutta la serata costringendo la gente a chiudersi in casa.
Quelli della Bilancia in principio sfidarono il mal tempo utilizzando qualche macchina del servizio a pagamento, ma poi il proprietario di questa non volle più saperne.
Qualcuno della Colomba utilizzava stoicamente il calessino per condurre sotto l’acqua qualche paio di elettori al seggio.
Alle sei del pomeriggio era buio pesto e tutto era fermo. A quel tempo con l’arrivo del temporale era più frequente l’interruzione della luce elettrica. Quando si chiusero le urne, solo nel centro urbano di Villafranca ottocento elettori non erano andati a votare.
I risultati furono per un certo verso sorprendenti. La lista dei “generali” ottenne solo cinquecento voti, la Bilancia ebbe circa 1500 voti di cui 1100 a Villafranca e 400 a Saponara. La lista di Campagna superò i 1600 voti di cui circa 150 a Villafranca.
Si sostenne allora e si può anche oggi sostenere che Giove pluvio permise alla lista di Campagna di vincere. Se degli 800 elettori che a Villafranca centro non votarono se ne fossero recati alle urne anche la metà, non c’è dubbio che la Bilancia avrebbe superato la lista Due Mani.
Risultarono eletti i sedici candidati della lista di Campagna e quattro della lista Bilancia: Francesco Mento, Pietro Saija, Onofrio Basile e Giovanni Mazzeo.
Seguirono giorni di festa per la gente di Saponara. Salvatore Campagna, da delegato aveva sempre servito la sua gente, a quel tempo dedita nella grande maggiorana al lavoro nei campi e nella produzione del carbone, un’attività oggi scomparsa. Egli faceva risparmiare a tutti giornate di lavoro nel corso dell’anno per recarsi al Municipio per ogni tipo di certificazione e la gente lo ripagò col voto, lo festeggiò portandolo sulle spalle anche per tutto il paese di Villafranca e intonando canzoni di circostanza.
Giovanni Mazzeo