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La campana suonerà per i caduti

ANTILLO – Sarà una delle più grandi d’Italia, il suo peso è pari a undici tonnellate e l’intonazione corrisponde al «Fa» della scala musicale. Sono queste le caratteristiche della campana di Antillo, che suonerà per i caduti e i dispersi di tutte le guerre. A volerla è stato un gruppo di amici del paese jonico, con in testa Onofrio Crupi, un settantenne che non è nuovo ad imprese simili: è nato da una sua idea pure l’imponente monumento ai caduti di Antillo, riconosciuto all’unanimità come una delle opere più pregevoli del luogo. Più sofferto, invece, il progetto per la campana che è partito tra le polemiche e stava per far scoppiare una guerra tra i «campanili».
La vicenda iniziò nel 1983, in una calda sera d’estate Onofrio Crupi, Emilia Palella e Pasqualino Amato passeggiavano per la via principale di Antillo, all’altezza della sorgente Vena, tappa obbligata per rinfrescare la gola, ma anche ritrovo preferito delle coppiette: qui sono nati gli amori più importanti di Antillo.

Ma davanti alla fontana le discussioni dei tre amici affrontavano argomenti ben diversi: si parlava di Storia, anzi dell’opportunità di erigere un grandioso monumento ad un personaggio politico del nostro secolo, di cui è rimasto segreto il nome: si sa soltanto che era calvo e che spesso posava le mani sui fianchi. L’impresa però era difficoltosa, anche considerando la tradizionale guida politica del paese che avrebbe preferito di gran lunga un altro personaggio; lo stesso che in questi giorni è stato dissacrato, abbattendone le statue: Stalin.

«Perché non proporre, invece, la realizzazione di una grande campana che da queste alture suoni per i caduti e i dispersi di tutte le guerre?», si dissero i tre amici.

Detto fatto, qualche tempo dopo in consiglio comunale, per bocca del rappresentante della minoranza, Muscolino, fu prospettata al sindaco ed ai consiglieri la singolare iniziativa, che aspettava l’avallo, il contributo e l’appoggio del Comune. Risultato: colpevoli risate, anche dell’allora vicesindaco, e di tutti coloro che, come afferma Crupi, non hanno afferrato l’importanza della cosa. «Abbiamo altre cose ben più importanti da fare», avrebbero risposto, ancora singhiozzanti per le risate dai tavoli consiliari.

Risposte disarmanti, ma non per Crupi & Company che ad ogni seduta di consiglio riproponevano lo stesso argomento. Intanto dalla vicina Roccafiorita, il sindaco Chillemi faceva sapere che la campana lui l’avrebbe vista bene sul monte Kalfa. Da Savoca replicavano che sul monte Elia avrebbe trovato una giusta collocazione. Mentre Fiumedinisi timidamente ammetteva che un’altra campana in paese non avrebbe guastato l’habitat. Insomma solo Antillo, anche se con toni più morbidi, continuava ad ignorare la storia ed i morti per la guerra.

Nel frattempo però Onofrio Crupi ed i suoi amici danno vita ad un Comitato «ad acta» per raccogliere i fondi autonomamente. Parte una singolare catena di Sant’Antanio via uffici postali: sono stati invitati a versare i contributi un po’ tutti; dai cittadini del paese e di quelli limitrofi, alle amministrazioni comunali; dai militari, carabinieri in testa, agli emigrati d’America che hanno versato il loro contributo in dollari.

«Gli americani sono stati i più generosi dimostrando di avere più amor patrio di noi stessi», afferma Crupi. Con la raccolta e l’arrivo di ben duecento milioni, investiti dal comitato in buoni fruttiferi, arriva la considerazione dell’amministrazione comunale di Antillo che provvede a trovare l’area dove ubicare la campana, Pizzo Monaco, ed approva il relativo prgetto. Ma arriva pure l’ulteriore doccia fredda: le aziende specializzate in campane, per realizzarla con le caratteristiche richieste (istoriata e di undici tonnellate) vogliono 320 milioni. Considerando che il Comune darà trenta milioni di contributo (a giorni si dice), per la campana mancano ancora 90 milioni.

Una cifra quasi irrisoria, tutto sommato, ma che sino ad oggi ha bloccato la messa in opera del progetto antillese. Tra le altre cose la campana sarà anche un motivo di richiamo turistico e quelli del comitato aggiungono che, grazie anche ad un forte contributo regionale, ad Antillo, e sotto la campana, potrebbe nascere un centro di studi storici e letterari. Nel centro, secondo Crupi, si potrebbe finalmente rivedere la nostra storia, chiarendo tutti quei casi e quei capitoli non veritieri o manipolati. Una teoria, questa, che Crupi non si è mai stancato di ripetere ai suoi allievi, quando insegnava nelle scuole elementari.

7 dicembre 1990 – Francesco Venuto