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Vertenza Pumex: 24 ore di speranza e agonia. Domani scade la concessione estrattiva

LIPARI– Gli incubi e le speranze di 110 lavoratori eoliani sono racchiusi in ventiquattro ore di attesa. Scade infatti domani la concessione estrattiva rilasciata alla Pumex di Lipari: settimane di proteste e manifestazioni non sono state sufficienti a sollecitare finora un provvedimento risolutivo.
Buone notizie potrebbero giungere al termine dell’incontro tra i sindacati e l’Assessore siciliano all’Industria, Antonio D’Aquino, previsto per questo pomeriggio.
Nella mattinata invece, gli operai della Pumex si sono ritrovati nuovamente a Messina, davanti alla sede della Prefettura. E’ stata l’ennesima denuncia civile della “latitanza” della classe politica siciliana, evidentemente distratta dalle incombenze di una campagna elettorale alle porte.
A sostegno dei lavoratori si è sollevata inoltre la critica dell’Arcivescovo della città peloritana, Giovanni Marra, che ha sottolineato quanto sia ” assurdo interrompere un’attività produttiva senza trovare alternative sicure per i lavoratori”.

I sindacati, Cgil, Cisl ed Uil, al fianco dei lavoratori in questa difficile vertenza, stamani hanno dichiarato, utilizzando inizialmente lo stesso aggettivo del presule messinese: “è assurdo che a pochi giorni dalla scadenza non sia stata ancora presa in considerazione l’unica proposta che garantirebbe una via d’uscita, cioè l’immediata approvazione da parte della Regione di un provvedimento che consenta temporaneamente la prosecuzione dell’attività estrattiva”.

Già, è assurdo che la voce di uomini che non vogliono gravare sulle spalle di nessuno, che chiedono soltanto di non perdere l’unico passaporto verso un’esistenza dignitosa, sia rimasta inascoltata. E qualunque sarà l’ultima decisione che metterà fine a questa vicenda (favorevole o meno alle richieste della Pumex), già adesso non è possibile accettare passivamente la vigliaccheria di lasciare col fiato sospeso, fino all’ultimo giorno disponibile, decine di famiglie. Tutto questo sarebbe ancor meno inammissibile qualora l’ultima angosciosa attesa avesse il sapore disgustoso e rancido dell’illusione.

Salvatore Taranto