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Umberto Palino, l’uomo che materializzò il “sogno eoliano”

STROMBOLI – Viso solcato dal tempo,una vespa 50 rosso fuoco, come la lava che sgorga dallo Stromboli. Umberto Palino: “Palino e basta” per tutti qui è una leggenda vivente. E’ l’uomo che con “la sua camicia bianca, i pantaloni neri e i capelli pieni di brillantina” sbarcò sull’isola, per fare il barbiere.

Oggi, aiutato dalla figlia Antonietta, gestisce l’impero immobiliare che da allora ha saputo creare. La storia di Palino per tutti sembra più frutto di un racconto di fantasia che di semplice realtà. E’ la storia di un emigrante di ritorno: « era il 1950 quando a 21 anni papà arrivò sull’isola – racconta Antonietta – iniziò a “sbarcare il lunario” come barbiere. Ma era un mestiere saltuario e poco redditizio». Quando il bar “Italia” chiuse i battenti, iniziarono i lavori di ingrandimento dell’hotel “La Sirenetta” e Palino prestò servizio come cameriere ai tavoli. Ma l’intuizione doveva ancora arrivare. “Era il periodo delle grandi ristrutturazioni edilizie. I ricchi turisti scoprivano il fascino intatto e selvaggio dell’isola. E ne rimanevano stregati. A tal punto da acquistarne i numerosi ruderi per trasformarli in ville. «Palino acquistò un piccone, un badile, una cazzuola ed una carriola e s’improvvisò ‘mastro’ – prosegue Antonietta – tra uno sbuffo del vulcano e l’altro, senza alcuna esperienza. Piano piano divenne il garzone del Mastro Mollica. Lavorò sodo e guadagnò i primi soldi che spese nel riadattamento di quelle che lui chiama “le valigie di pietre”. «Non era strano – continua la giovane figlia- durante i lavori, vederlo interrompere per mettersi a cantare e improvvisare show di sua invenzione e musical in perfetto dialetto isolano. Caterina, la sarta dell’isola infiammò il cuore di Palino». Quarantatré anni lei, ventuno lui. Da questa unione tanto criticata in paese, nacque Antonietta. Ma Palino aveva fama -meritata – di rubacuori, e poco dopo, abbandonata la prima famiglia si sposò con un’altra donna: anche lei si chiamava Caterina.