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San Saba, sotto il mare la fogna

MESSINA – Hanno la casa al mare, ma per fare il bagno devono spostarsi altrove. Sono gli abitanti delle villette a ridosso del torrente Mella di San Saba. I disagi per loro sono iniziati quando il comune di Messina, nel 1984, ha deciso di dotare una vasta area del comprensorio tirrenico della rete fognante e del relativo depuratore per lo smaltimento delle acque nere.

«Siamo finiti nella fogna: afferma senza indugio – Giuseppe Occhino, proprietario di una villetta e presidente di un comitato sorto “ad acta” che si chiama “Per la tutela dell’ambiente e della costa di San Saba”».

«Prima della costruzione del depuratore – continua Occhino – che è stato realizzato a soli 50 metri dalla più vicina abitazione, contro le disposizioni di legge, eravamo dotati delle nostre fosse biologiche “Imoff”, una soluzione di tutto rispetto che permetteva alla famiglia-tipo di smaltire autonomamente le proprie acque nere.

«Il mare e la spiaggia davanti alle nostre abitazioni erano un raro esempio di incontaminazione». Sei anni fa l’arrivo del depuratore: un impianto realizzato senza tenere conto delle reali esigenze della zona, con una capacità di smaltimento liquami pari a 300 metriquadri di materiale nelle 24 ore; in pratica riesce a soddisfare il fabbisogno invernale dell’abitato di San Saba, che in estate vede la presenza di circa trentamila persone in più».

Sono allacciate anche le frazioni di di Rodia e Marmora – aggiunge Salvatore Lo Presti – proprietario di una villetta confinante con il torrente Mella. Tra l’altro è prevista a breve scadenza la connessione di tutti i centri collinari come Castanea, Policara, Salice, Piano Torre, Gesso, San Filippo e Calamona. Smentendo anche il sindaco il quale aveva promesso che ciò sarebbe avvenuto solo dopo la costituzione di un secondo depuratore».

«Un secondo depuratore e la condotta sottomarina – interviene il presidente Occhino -. Sì, perché è inutile realizzare un altro depuratore quando le acque reflue vengono scaricate davanti alle nostre case. E’ da dire che già la costruzione del primo impianto ha comportato uno sconvolgimento ambientale a monte di San Saba: hanno dovuto sbancare una collinetta provocando alle spalle dei silos una frana che stava per inghiottirli».

«Peccato che ciò non sia avvenuto» — ha commentato una signora che vuol restare anonima.

«Un rapporto di alcuni scienziati francesi sostiene che è meglio scaricare il prodotto in mare, ma lontano dalla battigia – afferma Mario Marchese, un insegnante di Bologna che trascorre le vacanze nella sua villetta a San Saba -.La condotta, da sola, risolverebbe buona parte dei problemi».

Il tubo che dovrebbe essere calato in mare, nel progetto, è lungo 1650 metri e sarà sistemato alla profondità di 42 metri. Attualmente le acque depurate vengono scaricate sulla spiaggia che dovrebbe avere una funzione di drenaggio, per poi immettere il liquido in n un tubo che finisce sul bagnasciuga.

Per duecento metri sulla destra e altrettanti sulla sinistra, da dove sbocca la fogna, la balneazione è vietata. In pratica avere la casa in quei quattrocento metri è una vera tortura: si guarda il mare ma non si può toccare. E il rischio di contrarre malattie, a chi si avventura in acqua, è in agguato.

Se il mare è infestato dai liquami, l’aria non è certo salutare: il depuratore essendo sottodimensionato, quando non riesce a smaltire la quantità in eccesso di acque nere le scarica a mare, in alcuni pozzi neri sulla spiaggia, rendendo maleodorante il circondario.
Del resto nei salotti di San Saba da sei anni non si parla d’altro. Tutti sono diventati degli esperti di fogne e depuratori conoscono tutte le leggi e rimpiangono i bei tempi e il gruzzolo investito per acquistare i loro terreni.

Qualcuno medita di appendere un cartello con la scritta «vendesi» sul cancello. I più non demordono e, di tanto in tanto, partono gli esposti alla magistratura, alla quale il comitato sta procurando un gran da fare.

Arrivano i carabinieri, i tecnici del comune, quelli della provincia, i marinai della capitaneria di porto. La puzza però resta.

«Quando alla Birra Messina non funzionava a dovere il depuratore ci facevano chiudere immediatamente – afferma Salvatore Donia, che nella fabbrica ha lavorato per molti anni -. Se sbaglia la pubblica amministrazione chi vigila non è solerte come con i privati».

«È molto strano che il comune non abbia provveduto ancora a sistemare i divieti di balneazione nella zona – commenta infine Giuseppe Occhino».

L’ecosistema è rotto, scompare la Posidonia

A San Saba sta scomparendo la «Posidonia», un’alga marina che produce una notevole quantità di ossigeno, contribuendo alla purificazione dell’acqua. Nello stesso tempo costituisce anche un rimedio naturale contro l’erosione della costa. Il grido di allarme lo ha lanciato Giuseppe Donia, un giovane sub che si immerge da diversi anni nello specchio d’acqua antistante la nota località balneare, documentando le sue escursioni sottomarina con la macchina fotografica.

«Da un po’ di tempo non riesco più a scattare immagini nitide – afferma Donia -. L’acqua si è intorbidita progressivamente ai mutamenti registrati lungo la costa».

Secondo il sub messinese mancano all’appello anche alcune specie di pesci «puliti», come le «Minnole» e le «Triglie», presenti in abbondanza nella zona che va da San Saba a Milazzo.

A sentire i pescatori del luogo, la causa è da attribuire al depuratore in contrada Mella, e al generale degrado ambientale.

«Al mattino ci si può imbattere negli escrementi in sospensione – commenta Donia – ma è anche vero che a soli 10 metri di profondità sono presenti buste di plastica, bicchieri di carta, piatti e così via. L’ecosistema dei fondali è certamente alterato».

Sotto accusa pure i pescherecci che praticano la pesca a strascico lungo la costa. Il loro passaggio è segnato con i profondi solchi visibili nei fondali. A San Saba è diventata un problema anche la spiaggia che va sempre più assottigliandosi.

Il presidente del comitato di salvaguardia dell’ambiente a San Saba, Giuseppe Occhino, punta il dito in direzione di Villafranca Tirrena: «Da quando hanno collocato i massi frangiflutto davanti a quel comune, il mare è entrato nelle nostre case».

In effetti alcune abitazioni, quasi al confine con Rodia, dopo le mareggiate di quest’inverno hanno assunto un volto ‘ quasi lagunare. I massi però ci sono, ma restano parcheggiati sulla spiaggia diventando dei fastidiosi ostacoli per gli amanti della tintarella. A parte gli esposti del comitato di San Saba, a sollecitare una pronta soluzione dei problemi della zona è scesa in campo anche Lucia Tarro, il consigliere comunale di Concentrazione democratica. La Tarro tra l’altro, ha sollecitato l’assessore ai Lavori pubblici, Giuseppe Toscano, ad intervenire prima che cambi ulteriormente il volto della frazione.

26 agosto 1990 – Francesco Venuto