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Sciacca come Marbella? Ci pensa Sir Forte.

Panorama di Sciacca

SCIACCA – (AG) Sciacca cambierà ben presto volto: sarebbe ora, verrebbe da dire visto che la cittadina termale è rimasta uguale a sè stessa nei decenni. Chi le farà il lifting a suon di milioni di euro è un magnate italo- inglese : Sir Rocco Forte …

Un Re Mida che naturalmente non è stato profeta in patria: Rocco Forte, insignito dell’ambito titolo di Sir da HRM Elisabetta II di Inghilterra.
Un magnate ultramiliardario già titolare di catene alberghiere ( Le Forte PostHouse, per intenderci) molto popolari in Irlanda e Regno Unito.
Questo signore distinto ed elegante, nonchè piacente, si è messo in testa un’idea bizzarra : cambiare il volto ad una cittadina che non vuole sostanzialmente cambiare di una virgola.
E lo farà: certo che lo farà.
Lo farà in una zona tra Sciacca e Ribera – la cittadina nota nel mondo per le strabilianti arance e di chiara estrazione spagnola.

Lo farà modificando per sempre un territorio vasto circa 72 ettari acquistati pezzo per pezzo, mettendo d’accordo le teste di ben 70 proprietari terrieri che hanno ceduto i loro terreni a questa grandiosa iniziativa.
Sir Forte porterà a Sciacca – e con essa in Sicilia – i tanto desiderabili campi da golf.
Ma non solo: anche una struttura alberghiera a cinque stelle con duecento camere di gran lusso ed una pista d’atterraggio per i piccoli aerei e gli elicotteri dei VIP muniti di palle e mazze.
Quando? Entro il 2007: il cantiere – appannaggio di una ditta francese – aprirà i battenti a Gennaio.
Il costo dell’operazione : circa 130 milioni di euro con buona partecipazione statale ma con ingente capitale privato.
Fantastico. Ma dove troverà l’acqua lo staff di Sir Forte per irrigare i campi da golf mentre i saccensi boccheggiano per l’atavica mancanza d’acqua?
La comprerà, è naturale : l’acqua a pagamento, stranamente, non manca mai. Quella, pure a pagamento ma erogata dall’ EAS, ogni volta è un piccolo miracolo: una festa paesana.
Ma potrà mai il temerario Sir Forte riparare i marciapiedi della cittadina? O sistemare fanali e lampioni? O illuminare tratti di strada immersi in un buio pesto? O bonificare tratti di costa lasciati a sè stessi ed all’incuria?
Non potrà no. E poi, perchè mai dovrebbe?
Questo compito spetterà- forse è meglio dire spetterebbe – agli amministratori. Ma intanto lo Stazzone viene inghiottito dalle mareggiate senza che nessuno batta ciglio. In altre località si versano in mare liquami non meglio identificati e le sterpaglie soffocano qualunque ciglio di qualunque strada.
Ciò malgrado Sir Forte s ela sente e va avanti.

Mi racconta un collega spagnolo, Ramon Escario : ” Marbella non era altro che un simpatico borgo marinaro senza troppe pretese. Certo il mare era sempre stato bello: ma quello era solo merito della natura. Poi c’erano le casette in stile mediterraneo, i baretti, le passeggiate a mare. Nulla di che: una cittadina gradevole ma simile a molte altre. Poi sono arrivati i campi da Golf. E sui campi sono arrivati i ricchi del mondo intero portando un afflusso di denaro enorme. Nel volgere di pochi anni la cittadina marinara ha capito che doveva camminare veloce: doveva adeguarsi e divenire ricettiva. Molto ricettiva: tanto da poter ospitare i miliardari di mezzo mondo. E così è stato, in tempi di una rapidità paralizzante. Oggi Marbella è quella che è: inavvicinabile. Stracolma di ville di gran lusso di proprietà dei ricchi di cui sopra, punteggiata di hotels fastosi, ristoranti lussuosi e luoghi di ritrovo molto priveè. Persone “normali” che avevano casa a Marbella quando questa era un normale borgo marinaro hanno spesso venduto le loro dimore divenendo benestanti. Persone “normali” oggi una casa a Marbella- meglio ancora una villa – possono solo sognarla, o guardarla da lontano. Quello dedito al Golf è un turismo di lusso : e noblesse oblige. Non solo: è anche diventato il “buen retiro” di molti ricconi sia americani che europei: anche lo standard dei negozi chiaramente si è presto adeguato al target più che alto”.
Pungolo il delizioso collega : ” E tu, Ramon, la casetta da “persona normale” a Marbella ce l’hai ? ” –
” In verità si: ma piccola! Una villa, si: ma “pequena”. L’aveva comprata mio padre. Era grandioso quando ero giovane e bello : un bell’esempio di “indigeno” verace che faceva colpo sulle biondissime americane ben più che attempate: che disgrazia…Il gioco tutto sommato era semplice: facevo finta di non capirle e si demoralizzavano senza rimedio. Ho bei ricordi della mia prima gioventù legati a Marbella e di molti amici che poi la vita, come il vento sulla sabbia, ha disperso.
Però – da uomo ormai maturo e sufficientemente stressato – preferisco Corralejo, a Fuerteventura: li ho una casa sul mare molto bella ed è li che trascorro le vacanze quando voglio stare bene e sentirmi bene. Preferisco un’atmosfera più selvaggia e più rilassata, anche senza campi da Golf. Se vuoi ti ci porto, passando per Marbella. E poi di cosa mi invidi? Voi avete San Vito Lo Capo che è una perla come poche altre”.

Non tocchiamo questo tasto : San Vito è quel posto che qualunque siciliano di ogni provincia vorrebbe rubare nottetempo alla provincia trapanese. Un vero incanto. Senza campi da Golf: stupefacente.
Non potendo rubarla ogni tanto la incendiano: e vanno in fumo ettari di prove concrete dell’esistenza di un ente supremo; l’unico che può aver creato Lo Zingaro.

Mentre rifletto sull’opportunità di fare la bionda italiana attempatella sul Paseo di Puerto Banus di Marbella in compagnia di un indigeno verace che è ancora sufficientemente giovane e sufficientemente bello, vi lascio con l’emblematico dubbio: saprà Sciacca – che ancora mostra le devastazioni del terremoto del ’68 e svariati decenni di inadeguatezze amministrative, correre veloce per acciuffare Marbella?
Io un’idea ce l’avrei.
Ma ne riparleremo, a Dio piacendo, nel 2010. Chi vivrà vedrà.

Alessandra Verzera

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