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San Bartolomeo, salvatore delle Eolie

LIPARI – San Bartolomeo protettore. San Bartolomeo simbolo dell’unità e della fratellanza degli eoliani nel mondo. Il legame con l’Apostolo di Cristo per gli isolani è davvero molto forte. A Lipari come in Australia il grido è uno solo: «Viva, viva – cu tutti l’onuri – a Sammartulu prutitturi».

Quattro feste all’anno: il 13 febbraio per la prima traslazione del Corpo, intorno al III; il 24 agosto, festa ufficiale del Santo istituita dalla Chiesa tra il VI e il VII secolo; il 5 marzo, su richiesta dei contadini che nel 1823 scamparono alla pestilenza quando era vescovo Carlo Lenzi; il 16 novembre per lo scampato pericolo del terremoto nel 1894, quando vescovo era Giovampietro Natoli. Ma quella del 24 agosto è la più grande festa. Quella che raccoglie a Lipari i fedeli di tutte le isole, in un solo grande abbraccio con il Santo.

La tradizione vuole che Bartolomeo Apostolo subì il martirio in Armenia. Dopo molti anni – vedendo che il popolo accorreva al suo sepolcro – i pagani decisero di eliminarne pure il ricordo. Misero il corpo in un sarcofago di pietra e lo gettarono in mare. Ma quel pesante sarcofago, attraverso l’Egeo e lo Stretto di Messina, arrivò miracolosamente a Lipari, nella spiaggia di Portinente, dove venne accolto da numerosi fedeli e dal vescovo Agatone – avvertito in sogno – che nominò San Bartolomeo Patrono delle Eolie. Secondo San Gregorio di Tours era il 13 febbraio del 264 (la data non è certa, ma è compresa fra il 241 e il 313). Sant’Agatone ordinò la costruzione della prima cattedrale, nella zona di Maddalena.Nell’838, Lipari viene saccheggiata e distrutta dagli arabi guidati da Fadh-Ibn-Jaqub. Le ossa del Santo furono disperse insieme ai resti dei monaci defunti.

Si narra che il Santo apparve in sogno ad un monaco greco, indicandogli di raccogliere le proprie ossa, che si sarebbero distinte dalle altre per lo splendore; i monaci affidarono poi le reliquie ai vascelli longobardi della flotta del Principe Siccardo, che le portarono a Salerno e poi a Benevento. La cattedrale di San Bartolomeo, insieme al chiostro benedettino, fu edificata all’inizio del secolo XII° sotto il Granconte Ruggero I il Normanno. Dopo l’incendio del 1544 ad opera dei Turchi, fu ricostruita nella seconda metà del 1500 conservando però le antiche volte a crociera ogivali, che vennero affrescate nel 1700 con scene bibliche.

La chiesetta di San Bartolomeo extra moenia, quella sorta a Maddalena, adesso è dedicata a Sant’Agatone. Nel XVI secolo sorse la confraternita di San Bartolomeo, e nel 1728 la venerata statua d’argento. Negli anni trenta, infine, fu aggiunto il Vascelluzzo in argento, che ospita parte della pelle del Santo, donata dal Patriarca di Venezia. Ricorda un miracolo del 1672, quando nella Lipari affamata dalla carestia, spinto da venti irresistibili arrivò un vascello carico di grano. C’è anche la reliquia del pollice del Santo chiusa in un braccio d’argento.

Per gli eoliani San Bartolomeo è sempre stato un parafulmine contro le avversità. L’ultima risale al 16 aprile 1978, quando un terribile terremoto ha interessato la Sicilia settentrionale. A Lipari si contò solo qualche danno, mentre la statua argentea del santo – incredibilmente – rivolse lo sguardo verso il cielo.

Francesco Venuto – Pubblicato per la prima volta on 18-08-2000