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Salina vista da Alberto Cervellera

SALINA – “Forse è un po’ tardi. Spero tu abbia tempo: non so neanche io, infatti, quante foto ho raccolto in questi anni. Magari, con la scusa dell’intervista, approfitterò per tentarne una stima e, in ogni modo, possiamo sempre riprendere domani”. Si presenta così Alberto Cervellera, mettendo in guardia su cosa potrebbe voler dire esplorare la sua collezione.

Non esagerava: il suo studio/rifugio, una stanza che si estende in lunghezza, oltre ad un computer, contiene tutto – o quasi – il recente passato dell’isola di Salina. Un passato raccontato per immagini, con fotografie (ritratti, paesaggi, scene di vita quotidiana ecc…) che, in alcuni casi, si ricordano anche più di un secolo. “In casa mia, fin da piccolo, ho sempre avuto tra le mani album fotografici.” – ricorda – ” Erano album di vecchie foto di famiglia. Affascinato dalle immagini storiche del luogo, su quelle raccolte ho maturato la mia passione per il collezionismo”.

Pian piano, inoltre, Cervellera cominciava anche a rendersi conto della valenza dei personaggi che alcune di quelle fotografie immortalavano. Importanza familiare e non solo. ” C’erano ritratti, tra gli altri, il Notaio Giuffrè, nonno di mia madre e personaggio fondamentale nella storia di Salina e mio nonno, Giovanni A. Giuffrè, anch’egli figura rilevante. Mi stavo appassionando. Ad un tratto quegli album non mi sono più bastati e così ho iniziato una ricerca sistematica di foto e documenti legati alla storia del mio paese”. Partendo dalla Società Eolia di Navigazione. Proprio questo specifico interesse ha fornito lo spunto per “Mercanti di Mare”, il volume di cui Cervellera è coautore insieme al Prof. Marcello Saija e del quale ha curato, per intero, la sezione fotografica. ” Mercanti di Mare” – spiega – ” si occupa della storia della marineria a Salina. Lavorare alla realizzazione del libro è stata un’emozione indimenticabile. Pur non essendo un autore di professione, infatti, ho avuto modo di portare avanti una ricerca approfondita e sistematica sulla mia isola. Un lavoro appassionante.

Giravo, insieme a Saija, per raccogliere interviste, ascoltare gli anziani, attingere quanti più dati possibile. E’ stato il metodo ad incuriosirmi, coinvolgendomi del tutto. Quasi per tre anni è andato avanti questo lavoro, il frutto però ha dato soddisfazioni immediate”. La passione di Cervellera – “condivisa con altri amici con i quali sovente scambio nuovo materiale per arricchire le rispettive collezioni” – è riuscita anche ad entrare nelle scuole isolane. ” I ragazzi hanno spesso preso spunto per effettuare ricerche e trovare contenuti per il giornalino scolastico”. Colleziona per passione, abbiamo detto, senza però farne una malattia, tiene a specificare.

“Provo a tener in vita un passato che non c’è più e che chissà se potrà mai ritornare. Allora vivevano persone colte, uomini che avevano voglia di costruire qualcosa d’importante. Dovremmo allenare di più la memoria, rispolverare esempi del passato utili per vivere e progettare meglio il nostro futuro”.
Giuseppe Capasso