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Quando Pasolini voleva girare un film su Pasquale Bruno, il brigante di Valdemone

 VILLAFRANCA TIRRENA – Un noto bar di Torino, uno dei luoghi d’incontro preferiti da gay e travestiti. Siamo sul finire degli anni Sessanta. Da queste parti di tanto in tanto si fa vedere anche Pier Paolo Pasolini: qui ha un paio di amici e forse una storia d’amore. Di lui sa tutto Claudia, un travestito, come si diceva allora, amica intima di Pasolini, forse anche un po’ pettegola. Claudia era amica anche di Nino, un ragazzo di Villafranca Tirrena, emigrato per cercare lavoro nella città della Mole. Nino è un giovanepescatore siciliano trapiantato controvoglia al Nord e con evidenti crisi di rigetto. L’amicizia con Claudia non è casuale: lei in un corpo che non sente suo; lui in una terra che non gli appartiene, lontana anni luce dal suo stile di vita. Nino e Claudia sembrano avere molte cose da dirsi quando sono insieme, seduti ai tavoli di quel bar di Torino. Parlano di loro stessi, di ciò si sono lasciati alle spalle, del domani, delle inquietudini personali. Si fanno confidenze. Sospirano sopraffatti dalla malinconia. Nino da buon marinaio qualche volta alza lo sguardo verso verso l’alto cercando nel soffitto chissà quale stella che gli indichi la via e, non trovandola, attinge dai ricordi la migliore storia da raccontare; oppure un aneddoto del suo paese. Già, il suo paese: il mare, l’immensa spiaggia, le ricche battute di pesca, l’ultima “Gricalata” che gli ha semidistrutto la barca e le attrezzature. Le attrezzature che spera di riacquistare grazie al lavoro da emigrato. Parlano anche dei padroni, del lavoro in fabbrica, dei soprusi e …di Pasquale Bruno. Pasquale Bruno entra spesso nei discorsi dei Villafranchesi. Non era un semplice bandito, era Robin Hood. “Tutto scritto nel libro di Dumas, ma Dumas padre non il figlio”. Peccato che il libro a Villafranca, negli anni Sessanta, potevano vantarsi di averlo letto in pochi, due, tre al massimo, forse quattro persone. Non si trovava. Le copie delle edizioni italiane erano reperibili nelle biblioteche di Palermo, Roma o Firenze. E nel libro, del resto, non ci sono scritte le cose riportate da Ninuzzo a Claudia. Cose come dire un po’ pruriginose che arricchiscono di nuovi particolari la vendetta del bandito nei confronti del Principe. In particolare Claudia rimase colpita dall’aneddoto raccontato da Nino che vede Pasquale Bruno dar fuoco alle parti intime della principessa… “Tutto scritto nel libro di Dumas” o semplicemente da ascrivere alla mitologia paesana. Così Claudia fa da eco a Nino e al suo mondo di banditi e principi raccontando la storia che aveva sentito, esattamente come fece Vincenzo Bellini quando incontrò Alessandro Dumas in un salotto parigino, fornendogli l’ispirazione per scrivere il Pasquale Bruno, ovvero il Brigante di Valdemone. Così questa storia un po’ particolare arrivò alle orecchie di Pier Paolo Pasolini che si mostrò da subito interessato ad approfondire l’argomento. Fu così che volle conoscere di persona Nino, che poi una sera incontrò sempre in quel bar di Torino. Il regista quindi chiese a Nino di accompagnarlo un giorno sui luoghi dove si svolse la vicenda, a Villafranca Tirrena. Pier Paolo Pasolini giunse effettivamente a Villafranca Tirrena, sempre sul finire degli anni Sessanta. Il suo obiettivo era il Castello e, probabilmente, immaginava di girare alcune scene al suo interno e lungo le mura. Purtroppo ben presto si rese conto che i luoghi erano fortemente compromessi dalla situazione di degrado in cui versava il monumento e, peggio ancora, dalla presenza di edifici costruiti a ridosso delle mura del castello. Alla fine dovette rinunciare al progetto. La vicenda della visita di Pasolini a Villafranca Tirrena è rimasta sepolta sino a poco tempo fa. Forse perché in un periodo come quello, gli anni Sessanta, era difficile spiegare ai propri amici e ai paesani cosa accadeva in quel bar di Torino. Oggi si può. E Pasquale Bruno, più di un secolo dopo, ha sconfitto pure il pregiudizio… (Francesco Venuto – 13 aprile 2010 – rev.1)