Crea sito

Porto Empedocle e le isole Pelagie in protesta per chiedere collegamenti migliori.

ISOLE PELAGIE– E’ dura la vita per gli abitanti delle Pelagie e per l’economia di queste isole costrette a patire la sordità delle proprie richieste. E adesso è giunta l’ora della protesta, perchè è del tutto inammissibile accettare passivamente la precarietà e l’inefficienza dei trasporti che le collegano al resto della Sicilia. Sul banco degli imputati siede il traghetto “Paolo Veronese” della Siremar, definito “piccolo e inadeguato” da chi nuovamente alza la voce per chiedere ciò che è lecito ottenere: una nave migliore.
Per comprendere l’esasperazione che si aggira in quella parte troppo spesso trascurata della Sicilia, basta ricordare che non è la prima volta che contro un traghetto si scagliano le polemiche di uomini e donne che non possono e non devono arrendersi all’etichettatura impostagli: quella di essere cittadini di serie B.
Precedentemente infatti, il dito era stato puntato contro la “Sansovino”, la cui imponente stazza di frequente rendeva problematico l’attracco. Finchè non andò a finire contro gli scogli di Linosa…

Tornando alla triste realtà odierna, i pescatori di Lampedusa e Linosa non scendono più in mare e contemporanemante sono circa una ventina i mezzi degli autotrasportatori diretti verso le isole, con a bordo carne, frutta e verdura, bloccati a Porto Empedocle: ecco di cosa si compone il fronte unico della protesta, una protesta portata avanti con orgoglio, nonostante i costi che essa comporta.
Il presidente dell’associazione dei pescatori di Lampedusa spiega in questo modo le motivazioni dell’agitazione: “La nave è troppo piccola e fin troppo spesso i generi alimentari restano a terra. La nostra categoria è più tutelata rispetto agli autotrasportatori perchè il pesce, che va a male prima, si cerca sempre di trovare un posto nella stiva del traghetto. Quando però il maltempo blocca la nave, anche noi subiamo, a causa di questa inadeguata imbarcazione, ingenti perdite finanziarie.”.
Gli autotrasportatori, che non hanno ancora un portavoce che diffonda il loro pensiero, fanno sapere comunque che ogni giorno molti colleghi sono obbligati a rinviare il viaggio a causa della capienza limitata della “Paolo Veronese”.

Ma questi disagi patiti al momento da Lampedusa e Linosa, probabilmente a causa dell’evidente non tener conto della Siremar delle condizioni portuali all’interno delle tratte che intende effettuare, sono gli stessi che accomunano gli abitanti delle altre isole minori.
Come non parlare ad sempio del servizio svolto a Pantelleria, sempre in sostituzione della “Sansovino” dal “Piero della Francesca”, altro vanto della marineria dei tempi andati?
O dei residenti a Panarea che nel mese di marzo dovettero ricorrere all’elicottero a loro spese per andare fino a Lipari e lì imbarcarsi sulla nave diretta a Napoli, in quanto questa non faceva scalo in rada nella loro isola a causa del numero di boe di imbarcazioni presenti?

Tutte queste circostanze dovrebbero indurre le varie comunità isolane della Sicilia, pur appartenenti a province diverse, ad opporsi in modo compatto e coeso nei confronti di chi fa proprio il motto “dividi et impera”. Semplicemente per una ragione: perchè la protesta delle Pelagie non abbia motivo di ripetersi altrove.

Salvatore Taranto