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I pendolari della rotaia/Alla stazione di Villafranca Tirrena i viaggiatori si raccolgono a capannelli verso le sette, divisi tra studenti e lavoratori.

img884VILLAFRANCA TIRRENA – La sveglia suona che fuori è ancora buio, il tempo di un caffè e poi di corsa verso la stazione. Inizia cosi la giornata dei pendolari, tra una sigaretta veloce, l’assennato scrutare l’orologio e le facce di sempre. Alla stazione di Villafranca Tirrena i pendolari si raccolgono a capannelli verso le sette, divisi tra studenti e lavoratori. Per loro recarsi a Messina quotidianamente è una necessità e il treno il mezzo più economico. Ma al risparmio oggettivo (l’abbonamento ferroviario mensile costa sedicimila lire, contro le 60 mila richieste dalle autolinee) non fa eco un servizio di qualità.

Il problema è vecchio: la linea ferrata di progettazione ottocentesca ed i ritardi di ammodernamento, elettrificazione a parte (in Sicilia c’è di peggio), ancora oggi fanno gridare al miracolo quando un treno parte, viaggia e arriva secondo la tabella di marcia.

I primi a esultare del prodigioso “treno in orario” sarebbero gli studenti, che vivono costantemente l’incubo della “campanella”, già suonata.

“Di solito arriviamo a Messina con 20 minuti di ritardo: alle 8,05 mentre l’orario ufficiale prevede le 7,44 – afferma Letizia Biancuzzo, diciassettenne di Villafranca, una ragazza che frequenta l’istituto d’arte di Messina-. Alla stazione centrale, poi, c’è l’attesa dell’autobus di città e quando arriviamo scuola, il più delle volte i cancelli sono già chiusi”.

Per Letizia il vero dramma si chiama “seconda ora”, una regola inventata dai presidi di molte scuole cittadine per evitare che l’ingresso in classe degli studenti pendolari, regolarmente ritardatari, interrompa la prima lezione del mattino.

Cosi i ragazzi che vivono in provincia, che di rado hanno il permesso di uscire da scuola qualche minuto prima degli altri per non perdere il treno del ritorno, sono elementi quanto meno “sospetti” per i professori della prima e dell’ultima ora. A mali estremi, estremi rimedi, ed ecco cosa ha dovuto fare Stefano Cannata: “Per un intero anno scolastico sono stato messo alla porta dal preside. Quest’anno ho deciso di viaggiare col pullman, anche se la spesa si quadruplica”,.

Sul versante ionico le cose non vanno meglio: a Santa Teresa di Riva ed a Furci Siculo i treni si vedono solo transitare alla stazione e qualcuno sostiene che presto, nei due paesi, non si fermeranno neppure gli accelerati. Ecco perché è stata presentata una petizione per sollecitare l’incremento dei servizi di linea via autostrada con gli autobus.

Si è quindi scartata a priori la possibilità di far fermare qualche treno: i diretti e gli espressi a Santa Teresa e Furci continueranno a tirare dritto, lasciando tutti con un palmo di naso. Perché i treni non sono solo proverbialmente in tema di ritardi, ma addirittura latitanti. Ne sanno qualcosa i pendolari della sera, quelli che fanno il secondo turno e smontano alle 20, come gli stessi ferrovieri e i marinai delle navi traghetto.

Per loro, dopo le otto di sera, c’è il coprifuoco ferroviario: l’ultimo locale per S. Agata di Militello è alle 19,50; dopo quell’orario neanche una “Littorina”. Se non ci fossero i pullmans e le automobili l’alternativa sarebbe quella di bivaccare alla stazione di Messina sino alle 5,38 del mattino, quando parte il primo treno locale.

Da anni i pendolari porgono petizioni e “suppliche” al titolare della stazione di Messina perché sia inserito anche solo un “trenino” dopo le otto di sera. Il titolare invia la segnalazione all’ufficio “Promozione e vendite” di Palermo che, improrogabilmente, boccia la richiesta, non senza aver sentito il parere dei viaggiatori del treno delle 19,50, per i quali quell’orario è comodissimo e non tollererebbero spostamenti.

«Adesso anche le ferrovie si sono messe a fare indagini di mercato afferma Giovanni Pino, 44 anni, di Giammoro, ragioniere in un negozio di abbigliamento messinese – ma non si spiega il metodo di rilevamento. Io ed i colleghi interessati all’istituzione del treno dopo le venti – continua Pino- non siamo mai stati avvicinati dagli intervistatori» delle ferrovie.

Mario Ialacqua, 30 anni, di Rometta, si fa i conti in tasca. “La mattina il caffè, a mezzogiorno il panino, la sera i soldi, e non pochi, per pagare il biglietto del pullman per il ritorno a casa: dalla direzione della stazione di Messina non è ancora giunta una risposta ufficiale all’ultima petizione dei pendolari, presentata un paio di mesi fa”. Fra treni fantasma e treni tartaruga non resta che aspettare il 1995 quando, facendo gli scongiuri del caso, sarà ultimato il raddoppio ferroviario Messina Palermo, e da Messina a Milazzo, solo per fare un esempio, su strada ferrata s’impiegheranno soltanto 12 minuti. Roba da guiness dei primati per i locali servizi di trasporto che, attualmente, detengono il record di lentezza secondo solo alle ferrovie della Sardegna. E gli europei tra breve avranno un bel riderci dietro per le velocità massime raggiungibili in galleria.

Il tunnel di quasi tredici chilometri, attualmente in via di realizzazione a Villafranca Tirrena con uscita a Messina. non consentirà velocità superori ai 160 chilometri orari perché, secondo un progetto tipicamente italiano, prevede una sola apertura per i due sensi di marcia: l’incrocio di due treni che procedono
in senso opposto sposta enormi masse d’aria che consigliano un’andatura piu prudente, sul genere del “chi va piano…”. I più accorti francesi, invece, ci hanno pensato per tempo ed hanno separato i due sensi di marcia in gallerie diversificate: quindi i loro treni hanno un bel correre e andare lontano. Forse la miopia della programmazione consiste nella volontà di non guardare al di là del classico palmo di naso. Di fatto, nonostante il progresso tecnologico nel settore ferroviario, la linea Messina Palermo, benché nuova fiammante, sarà sempre abbondantemente antiquata. Sempre che i lavori procedano: ultimamente si sono bloccati per problemi economici e per il contenzioso tra il comune di Terme Vigliatore e l’ente ferrovie; nell’arco di un paio di mesi mille lavoratori sono tornati a casa e tutto autorizza a temere la ripetizione di un’altra grande “incompiuta”, come l’autostrada. Di certo c’è solo che i pendolari continueranno a vlaggiare assieme ai loro problemi, col sacchettino della colazione e un mazzo di carte in tasca per ammazzare il tempo perso per spostarsi. Chissà ancora per quanto.

Francesco Venuto

NB :revisione refusi ocr automatico non completata