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Montanelli? Un ”vero amico” dei siciliani

ROMA – Gli italiani sono furbi o fessi? Con questo curioso interrogativo Indro Montanelli alcune domeniche fa si è concesso alle platee televisive, spalleggiato per l’occasione da Beniamino Placido, con la complicità di una irriconoscibile Raitré e subito dopo il caustico ’Tunnel” degli avanzi di “Avanzi”. Montanelli non finirà mai di stupire: ha strombazzato a destra e a manca che Telekabul è la migliore televisione; poi, dietro l’immancabile scrivania, copia fedele di quella regalatagli dal nonno tanti anni fa, ha esordito con una gaffe di stampo freudiano, sostituendo Mussolini a Prezzolini.
La ciliegina sulla torta l’ha posata Beniamino Placido, svelando una clausola del contratto imposta da Indro Montanelli: cioè che nel corso del programma non si
doveva parlare degli italiani ma di “noi italiani”. Fin qui tutto il discorso non fa una grinza, una simile dichiarazione d’amore ha fatto guadagnare a Montanelli e a Raitre consensi e simpatie in tutto il territorio nazionale, isole comprese.

I meno giovani, però, ricorderanno sicuramente un fatto accaduto nel febbraio del 1960, chi scrive era nato da poco e ne è venuto a conoscenza grazie ad una pubblicazione del giornalista palermitano Michele Russotto: “La Sicilia e gli anni Sessanta”. edito da Anvied nel 1989.

Trentaquattro anni fa gli scandali politici scuotono la Sicilia, il milazzismo finisce miseramente con le rivelazioni sul tentativo di corruzione all’onorevole Carmelo
Santalco. Splende di gloria, invece, l’isola dei casi letterari: Salvatore Quasimodo vince il premio “Nobel” per la letteratura, il “Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa è un
best seller che viene tradotto in tutte le lingue. In Francia c’è un grande interesse per ciò che avviene nell’isola, tanto che i francesi scoprono anche Pirandello, Rosso di
San Secondo e Brancati. In questo clima l’Italia si appresta a celebrare il centenario dell’Unità d’ltalia, denominato “Sicilia ‘60”.

Indro Montanelli è tra i più affermati giornalisti italiani, con Roberto Gervaso ha già pubblicato i primi volumi della sua “storia” partendo dall’antica Grecia. Nel mese di febbraio del 1960 Montanelli si trova in Francia per presentare il suo libro “II generale della Rovere”.

All’intervistatore di “Le Figaro letteraire”, Montanelli risponde così alla domanda: a pro-posito che ne pensa di Tomasi di Lampedusa?
“E’ un esempio ammirevole di ciò che bisogna fare in Italia per riuscire in letteratu-ra. Attaccarsi a un “caso”. Creare a tutti i costi un “caso”. Certo “II Gattopardo” è una bella fetta di vita! Ma io dico spesso ai miei amici: chi leggerebbe Lampedusa se Lampedusa non fosse morto? Ve lo accordo, il libro non è male”.

Poi – si legge ancora nel libro di Michele Russotto – Montanelli affronta il colpo decisivo con questa frase: “Ah la Sicilia! Voi avete l’Algeria, noi abbiamo la Sicilia. Ma voi non siete obbligati a dire agli algerini che sono francesi”. Replica stupito l’intervistatore: Lei crede? Risponde Montanelli: “Noi, circostanza aggravante, siamo obbligati ad accordare ai Siciliani la qualità di Italiani”.
Montanelli non smentirà mai queste affermazioni.

Vi lasciamo immaginare cosa accadde in Sicilia dopo la divulgazione dell’intervista. Tutte le categorie sociali si ribellarono sdegnate. Tra le iniziative più eclatanti ci fu quella degli edicolanti palermitani che, per molto tempo, si rifiutarono di vendere giornali in cui scriveva lndro Montanelli.

1994 – Francesco Venuto