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Mister Lamborghini viene da San Pier Niceto. La favola di Joe Nastasi

Già a 14 anni inseguiva la sua passione per i motori lavorando come apprendista in una officina messinese. La sua Bibbia? La rivista AutoSprint. Ma la scalata comincia con una burla e una 500 truccata

SAN PIER NICETO (ME). Immaginate un mercato immenso, quello americano, con le sue regole: una di queste, introdotta negli anni ’70, lasciò ferme tutte le auto provenienti dall’Europa perché non rispettavano i rigidi parametri relativi alle emissioni nocive (e gli americani da questo punto di vista non scherzano nemmeno oggi (vedi il caso Volkswagen). E poi c’è lui, “Mr. Lamborghini”, Joe Nastasi, classe 1948, da San Pier Niceto, un piccolo paesino della provincia di Messina, al tempo conosciuto nei dintorni specialmente per la Banda Musicale “sponsorizzata” dalla Società Operaia.
Del resto gli operai non mancavano, ma il lavoro sì: tanto che anche la famiglia di Nastasi era in sofferenza economica, e cercò qualche anno dopo di trovare una sistemazione migliore nella vicina Milazzo. A quattordici anni, Joe Nastasi (quando ancora si chiamava Giuseppe) inseguiva la sua passione per i motori, tanto da trovare un lavoro in un’officina come apprendista. Ma avere le mani sporche di grasso non gli bastava, tanto da sentire la necessità di guardare oltre i limiti imposti dal meccanico che lo aveva accolto, e sarà proprio nel ’61 che arriva in edicola una rivista specializzata quindicinale che per lui presto diventò come una Bibbia: “AutoSprint”. Con le “paghette” del tempo anche comprare un giornale era un lusso, ma mai investimento fu più azzeccato.
La svolta avvenne qualche tempo dopo, in un’officina messinese, dove l’ex apprendista iniziò ad assaporare i rudimenti di ciò che fino ad allora aveva solo letto: le tecniche di elaborazione dei motori in funzione delle competizioni automobilistiche (in questo caso più che altro si trattava di motori di piccola e media cilindrata, dalle 500 Abarth alle “mitiche” Alfa Romeo). Nella città dello Stretto la passione e la professionalità del sedicenne vennero notate da un pilota cliente dell’officina, che gli preparò la classica “tarigghia” messinese (una burla), come racconta oggi lo stesso Nastasi, tra il divertito e il risentito. Il giorno dopo il neomeccanico si sarebbe dovuto preparare per un viaggio dei sogni, con destinazione il circuito di Monza. Ovviamente all’imbarcadero dei traghetti non c’era nessuno ad attenderlo.
Qualche anno dopo, il ritorno a San Pier Niceto si caratterizzò da un Nastasi automunito con la classica 500 “truccata”, con cui affrontava in maniera spericolata le tortuose curve che conducono dalla strada statale al paese. Un tormento per la polizia (che cercava di frenarne l’entusiasmo a suon di multe) e lo sfottò degli amici che si presero la briga di scrivere per suo conto ad Enzo Ferrari affinché lo assumesse come pilota. Ma il dato curioso è che Enzo Ferrari rispose alla lettera, consigliandogli prima di vincere un po’ di gare automobilistiche (o di go-kart, sua altra grande passione), e poi se ne poteva parlare. “Peccato che non avevo la possibilità di acquistare un’auto da corsa…”.
Arrivano i ventiquattro mesi della Naja, il servizio militare di leva in Marina; sorprendentemente Nastasi rinuncia a fare il motorista pur di non finire nei locali caldaia, e tira fuori il sapere comune con i suoi concittadini di San Pier Niceto: la musica. Entra così nella Banda Musicale della Marina. È in questo periodo che conosce una ragazza americana, Linda, che poi diventerà sua moglie. Anche in questo caso, le 500 truccate erano più che altro un fattore pittoresco, quasi fossero le Trabant della Germania dell’Est all’indomani della caduta del Muro: non sono di certo queste ad aver attratto una ragazza che, al contrario di Nastasi, aveva vissuto sino ad allora nel benessere, con un’adolescenza confortata da Barbie ed “Easybake ovens” (il nostro Dolce Forno, arrivato in Italia circa dieci anni dopo). La giovane americana si innamorò dei racconti di adolescente di Joe Nastasi, in particolare dei suoi poveri giochi, uno su tutti quello dei bastoni che spingevano le arance, con la strada che diventa una sorta di campo da cricket. Joe Nastasi, dal canto suo, continuava ad essere preso dalle corse, ed approfittò del viaggio di nozze in Spagna per celare nel vano motore di una Fiat 850 (per eludere i controlli doganali) un motore della Bultaco da installare sul suo go kart.
Come prevedibile, però, arrivò il momento della “resa dei conti”: la moglie lo convinse a trasferirsi a Brooklyn, New York, con l’impegno di un ipotetico ritorno in Sicilia in caso di mancato successo negli affari. Un errore di valutazione: saranno proprio gli affari ad andare alla grande, mentre il matrimonio sarà destinato a fallire. La nuova vita di Giuseppe Nastasi, ora legittimamente Joe, riparte da una concessionaria Fiat, allora gestita dai “cugini calabresi”. Un’esperienza breve che lo porta velocemente a spostarsi a Manhattan, trovando impiego nel negozio “Modena Sports Cars”, per il quale avrebbe lavorato anche gratis se solo glielo avessero proposto. Qui, in qualità di meccanico, avrà la possibilità di mettere le mani sui motori che fino ad allora aveva solamente visto sui reportage di “AutoSprint”: Ferrari e Lamborghini.
La prima ditta a Brooklyn
In America a Joe Nastasi – quinta elementare, trascorsi da ragazzotto di provincia – sono bastati due anni per fondare una propria ditta a Brooklyn, a cui (non a caso) diede il nome di “Milazzo Racing Car Corporation”. Il business era anche questo: in inverno, quando il lavoro di meccanico non rendeva perché non venivano organizzate corse di automobili, Nastasi tornava in Italia per comprare Ferrari e Maserati usate, da lui poi sistemate e rivendute al doppio negli Stati Uniti. A un certo punto, negli anni ’70, negli anni ’70, un grosso problema che stava attanagliando il mercato delle automobili europee negli USA si rivelò un’opportunità d’oro per l’ex ragazzino di San Pier Niceto. Succedeva questo: tutte le auto europee non riuscivano a soddisfare le nuove regolamentazioni statunitensi sulle emissioni. E i meccanici avevano serie difficoltà a sviluppare congegni ed escamotages per superare i limiti imposti. Le Lamborghini, in particolare, con i loro potenti motori, erano tra le auto bocciate dalla normativa. Sarà “Mr. Lamborghini”, quello delle 500 truccate, a smanettare con successo su motori che di cilindri ne avevano a bizzeffe. Tanto che, qualche decennio dopo la lettera di cortesia di Enzo Ferrari, ne arriva una ben più seria da parte dei vertici di Lamborghini, che lo identificano come l’uomo “della provvidenza” e gli offrono la distribuzione delle proprie auto nell’immenso mercato americano. Circa il 50% delle Lamborghini vendute in America usciva dalle concessionarie di “Mr. Nastasi”. Questo gli valse un ruolo determinante nelle negoziazioni per l’acquisto della casa automobilistica bolognese da parte della Chrysler, avvenuto nel 1987, e fino al 1990 Nastasi continuò a contribuire al successo dell’azienda in qualità di consulente.
Oggi “Mr. Lamborghini” ha abbandonato il commercio, e colleziona e restaura macchine da corsa. E, nonostante tutto, Nastasi torna alle origini: ha suggellato questo legame facendosi costruire
una villa in pieno stile americano affacciata sulle Eolie, con un parcheggio che può ospitare fino ad una ventina di automobili.

Ma il suo cuore batte per l’Alfa Romeo

SAN PIER NICETO (ME). Il cuore di “Mr. Lamborghini” è Alfa. Il suo successo è arrivato grazie alla Lamborghini, ma il suo grande amore sono le Alfa Romeo – come, d’altronde, quello di tutti gli uomini della sua generazione. Joe Nastasi possiede più Tipo 33 di chiunque altro al mondo: si tratta di un modello da corsa che ebbe grandissimo successo nel suo settore sul finire degli anni ’70. Buona parte delle auto da lui acquistate a metà degli anni ‘80 gli erano state vendute a pezzi in Italia e dovevano essere restaurate una volta tornato negli Stati Uniti. Attualmente “Mr. Lamborghini” ha si dedica in tutto e per tutto alla “Nastasi Alfa Restoration”.

Chiara Venuto , pubblicato una prima volta su centonove n. 15 del 14 aprile 2016