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Messina, le case basse, Capitan Placido e Maria Costa, la poetessa “Tesoro Umano Vivente”


MESSINA – Vive in una “casa bassa”, perché in quel punto della riviera, per volere dei Borboni, le abitazioni dei pescatori non potevano nascondere la vista sullo Stretto di Messina, ma più semplicemente integrarsi con il magnifico panorama che divide la Sicilia dalla Calabria. Una casa “bassa” con un pozzo fatato all’ingresso,
che dava acqua da bere ai suoi otto fratelli e al vecchio capitano che solcava solo il mar Mediterraneo, suo padre. Già, Capitan Placido. Un uomo di straordinaria saggezza che amava parlare in rima e snocciolare aneddoti, l’enciclopedia vivente di casa: davanti al braciere, quando tornava dai lunghi viaggi, per i figli era festa grande. Era nutrimento per la mente, prima che per lo stomaco. Un marinaio che portava a casa la memoria delle sue avventure, che per le attività del borgo funzionava da affidabile metereologo autodidatta. E nella memoria dei più anziani di case basse sono memorabili le “consulenze” di Don Placido, chiamato a rispondere per i motivi più disparati: per il varo di una barca, per il rimessaggio di un grosso motoscafo o più semplicemente per sapere se fosse il caso di stendere la biancheria ad asciugare. Capitan Placido aveva per tutti una risposta in rima farcita di proverbi e pillole di saggezza popolare: ormai anziano, lo ricordano dare uno sguardo dalla finestra, annusare l’aria e poi “sentenziare”. E’ solo tratteggiando seppure marginalmente il profilo di quest’uomo che si può in qualche maniera tentare di comprendere il genio del nostro personaggio, di una poetessa che a 82 anni suonati – che non dimostra -, con il viso decorato da magnifiche rughe e la pelle bruciata dal sole, riesce ad emozionare con le sue poesie in vernacolo, ma ancor di più con la sua maniera di interpretarle, chi va a cercarla e chi la incontra solo per caso. Se Maria Costa – la poetessa di “Case basse” e di una straordinaria Sicilia che fu già di Ignazio Buttitta e Rosa Balistreri – oggi è riconosciuta per il suo genio e la sua arte, lo deve proprio all’illuminato genitore, Capitan Placido. Per un motivo molto semplice: “Maria – mi diceva sempre – non perdere mai la voglia che hai di scrivere”. Per una ragazzina di quegli anni di spensieratezza e buio culturale l’idea di immaginare un futuro scolastico che potesse continuare dopo le elementari era improponibile. Poi, la morte della madre e la necessità di accudire i fratelli fecero il resto. Se alcune illusioni muoiono in fretta, incalzate dalle necessità di sopravvivenza, se anche gli amori veri e presunti, reali e immaginari “se ne sono andati via con il vento”, liquidando la questione con un’alzata del braccio destro, la passione vera per Maria Costa rimane la scrittura ed il piacere di recitare agli altri le sue rime. La gioia per i frequenti inviti che riceve da ogni dove: “All’Università di Palermo i professori mi hanno fatto sedere con loro in cattedra – racconta divertita la poetessa – si discutevano due tesi, una su Rosa Balistreri e l’altra su di me. Quella su Rosa, per la quale scrissi i versi di una sua canzone, fu valutata con 110, quella su di me con 107”. Riconoscimenti letterari, ma anche lo status di “Tesoro Umano vivente”, con tanto di registrazione nel libro delle eredità immateriali. Quell’eredità che Maria Costa regala a tutti senza risparmiarsi, come fa con il piccolo pronipote che si occupa di portare e prendere da scuola e che qualche tempo fa ha detto alla sua maestra: “Io la so la storia di Colapesce, me l’ha raccontata mia zia”. E Cola Pesce, il mito messinese, vive davvero se raccontato da Maria Costa: in un convegno svoltosi circa dieci anni fa a Castelmola, per sostenere la tesi contraria alla costruzione del ponte sullo Stretto, fu proiettato un video in cui Maria Costa recitava, come solo lei sa fare, la storia dell’uomo pesce. Furono applausi e commozione. La voce modulata con straordinaria padronanza, il modo di gesticolare, gli occhi che si perdono nel vuoto per tornare luminosi e presenti durante la narrazione: è questo il segreto di una donna che giustamente viene definita “forza della natura”.

Ma queste sono le impressioni a caldo di chi in qualche maniera l’ha cercata, incontrata e “corteggiata” perché si raccontasse senza barriere. Lo sa che non dimostra assolutamente la sua età? “Lei è un grande…”. Poi c’è chi sa mettere nero su bianco il profilo di un poeta e il suo lungo viaggio in maniera più tecnica, come l’etnoantropologo Sergio Todesco, che nella sua relazione per l’iscrizione di Maria Costa nel “Registro delle Eredità Immateriali” scrive: “Nata il 15 dicembre 1926, ha sviluppato assai presto una duplice attitudine di poetessa popolare e di portatrice attiva di uno sterminato patrimonio di memorie orali. Residente nel piccolo borgo tradizionale di Case Basse in località “Paradiso” a Messina, questa straordinaria custode del patrimonio fiabistico, mitologico e letterario messinese è divenuta punto di riferimento per linguisti, antropologi, studiosi di tradizioni marinare, dialettologi, storici della letteratura popolare.
A Maria Costa e al suo universo poetico e semantico sono state dedicate alcune tesi di laurea, nonché numerosi studi. Da molti anni pubblica volumi di poesie, nonché di racconti e storie di vita attinti al patrimonio orale di cui conserva prodigiosa memoria, nei quali rivive lo spirito della cultura tradizionale messinese pre-terremoto nelle sue più genuine declinazioni lessicali, antropologiche, espressive. Le principali sue raccolte sono: ‘A prova ‘ill’ovu, Cavaddu ‘i coppi, Viriòli, Scinnenti e muntanti, Ventu cavalèri.
Vero e proprio archivio vivente della memoria storica peloritana, Maria Costa è molto conosciuta e apprezzata anche fuori della Sicilia per le frequenti apparizioni in festival di poesia, spettacoli teatrali e manifestazioni culturali di varia natura, in cui ha modo di esibire le sue straordinarie doti di affabulatrice e di interprete.
Negli ultimi anni ha ricevuto, tra gli altri, i premi Vann’Antò, Lisicon, Bizzeffi, Tindari, Colapesce, Poesia da contatto, Montalbano”.
Francesco Venuto