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L’uomo di Nuovo cinema paradiso

Giornale di Sicilia del 29_3-90
Giornale di Sicilia del 29_3-90

VILLAFRANCA TIRRENA – Una Hermann- Zeiss, tedesca fino all’ultimo bullone e nera come la notte dell’«Arena Cannizzelli», il cinema all’aperto dove ha prestato servizio per svariati decenni, è giunta accanto all’altare della chiesa «Nostra Signora di Lourdes» a Villafranca Tirrena. È una macchina cinematografica degli anni ’20, regalata alla comunità cristiana da Concetto Ruggero, un pensionato di 82 anni, con la promessa che venga installata nell’«auditorium» che sta sorgendo alle spalle del luogo di culto.

Se Concetto Ruggero avesse visto il tanto celebrato film di Giuseppe Tornatore «Nuovo Cinema Paradiso», premiato con l’Oscar, avrebbe letto tra i veloci fotogrammi un po’ della sua storia, delle sue emozioni giovanili, del suo grande amore: l’incontro con il cinematografo, avvenuto quando le pellicole restavano mute e, se l’operatore fermava il suo robusto braccio, si incendiavano perché fatte di cellulosa.

Ma lui che aveva tanta dimestichezza con la meccanica, tanto da costruire a tredici anni un’automobilina mossa da un motore a vapore, non poteva accontentarsi di vedere un film ogni tanto; e Messina allora era così lontana da Villafranca. Che fortunato quel cavaliere Liga di Milazzo che possedeva un proiettore tutto suo, e quando si stancava di un film lo buttava in un cantuccio.

E qui il genio della meccanica, lo stesso che a diciassette anni viene assunto dall’Italcementi per le sue indubbie capacità manuali, inventa il cinematografo casalingo fatto di chiodi saldati a stella e poi limati (il trascinatore della pellicola), e di altri pezzi di ferro raccattati un po’
qui un po’ la.

Al cavaliere Liga, poi, rende il favore di sollevarlo da tutti quei nastri ormai visti e rivisti; e da quel giorno in poi casa Ruggero diventa un punto di riferimento serale per amici e vicini: se i films erano muti ci pensava la comare a commentarli con le sue risa, quando di scena era Charlot. Poi, tra un documentario dell’Istituto Luce e «Metropolis» di Fritz Lang, arriva la guerra, ma non c’è da preoccuparsi: Concetto parte per il servizio militare, ma si assenta da casa solo per un anno, perché un colpo di cannone gli danneggia l’udito; quindi ritorna e ricomincia tirando fuori dal cassetto qualche introvabile film americano.

Nasce una sala cinematografica all’aperto, l’«Arena Cannizzelli», si chiama così perché all’inizio era stato coperto con le canne per non attirare, con il fascio di luce, i bombardieri inglesi e americani, si trattava un gioiello stile «Drive in» per biciclette, che raccoglieva spettatori da tutta la provincia, compresi quei ragazzacci che si assiepavano sui tetti delle case attorno per vedere il film a sbafo.

Dopo il Cannizzelli nasce l’Aurora, stavolta al coperto e sempre con il suo genio a far da protagonista. In seguito anche dagli altri paesi e dalle città vengono ad attingere dalla sua esperienza per realizzare altre sale nei comuni vicini.

Intanto il cinema acquista il sonoro e Ruggero ha avuto il suo bel da fare per modificare tutte quelle vecchie macchine tedesche e dar loro la parola; la manovella per fortuna era stata rimpiazzata dai motori elettrici. Almeno la metà dei cine-proiettori tra Messina e Barcellona sono stati aggiornati dal provetto Ruggero che ancora oggi, alla sua non più giovane età, è richiestissimo e consultatissimo dagli operatori del settore che credono nel cinema.

«E poi è un fatto di fede continuare su questa strada, da quando – afferma Ruggero – la televisione ha ipnotizzato la gente».

Lui stesso, che ha amato il cinema svisceratamente, si è dovuto rassegnare al veloce declino delle sale di proiezione. A Villafranca non ne esistono più da parecchi anni e nei paesi vicini tengono in vita quelle che proiettano films a luci rosse. Così, quando Concetto Ruggero ricorda i nomi dei suoi vecchi amici operatori, alcuni dei quali scomparsi, riaffiora l’immagine delle sale messinesi che non esistono più: «Allora al “Savoia” lavorava Totò Romano, al “Trinacria” si poteva incontrare Giuseppe Ruggeri o Biagio Aloisi».

Un tempo fatto di ombre e di luci, affascinante per quell’essere pionieri dell’immagine.

«Qualche volta mio figlio, da ragazzino, restava in cabina con me e mi sostituiva al sopraggiungere della stanchezza», ricorda con nostalgia felliniana, felice di aver trasmesso il suo amore all’unico figlio.

29 marzo 1990 – Francesco Venuto

* Calogero Ruggero è morto il 4 dicembre del 1997, sino a qualche mese prima aveva continuato a proiettare i films nella villa comunale di Villafranca Tirrena. Oggi i due cinema sono miracolosamente risorti, anche se il “Cannizzelli” è stato trasferito in un’altra zona del paese.