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Il paese dei miracoli di San Giacomo

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CAPIZZI – Ottantuno denunce in dodici mesi di amministrazione comunale, neanche una in quindici anni. La fresca giunta Psi-Pds che amministra Capizzi da un anno, un pool di tecnici e professionisti dall’età media di trentacinque anni,ha già battuto un record. Dopo un quindicennio di dominio democristiano, a Capizzi è giunto il commissario regionale Letterio Corbo, rimasto in paese per due anni e attualmente insediatesi a Tortorici.
Oggi però nel piccolo comune in piena zona «A» del Parco dei Nebrodi, 42 chilometri di curve lontano dalla costa tirrenica, aleggia l’ombra di un corvo che passa ai «raggiX» le delibere di giunta, dimostrando insospettabile perizia nel riconoscere eventuali imperfezioni. Ciononostante ancora oggi nessun amministratore è stato rinviato a giudizio, come tiene a precisare Piergiacomo Lavia, legale di fiducia del Comune.

Solo superlavoro, quindi, per il Tribunale di Nicosia, in provincia di Enna, da cui Capizzi dipende. D’altra parte il comune messinese, quasi al confine con la provincia di Palermo è a soli sette chilometri da quella di Enna e si serve pure dell’Usl di Nicosia, dove si recano quotidianamente anche gli studenti capitini delle Scuole superiori.

Ma Capizzi deve rivolgersi alla Corte d’appello di Caltanissetta, città distante novanta chilometri, con cui il paese non è collegata dai mezzi di trasporto pubblici; il piccolo comune, inoltre, appartiene alla diocesi di Patti e al distretto militare di Catania. Una frammentazione amministrativa da territorio di frontiera. Ma Capizzi non ha nulla da invidiare a tutto il resto del mondo: «Gli abitanti di Capizzi hanno un redito procapite elevatissimo — afferma Luigi Bonelli, ufficiale sanitario e assessore ai Servizi sociali, indipendente di sinistra – stanno sicuramente meglio dei nostri emigrati in Argentina, che abbiamo ospitato di recente grazie alla legge regionale dell’84, applicata quest’anno per la prima volta a Capizzi. Molti emigranti hanno così potuto rivedere il paese d’origine».

Un ritorno all’insegna della commozione, con tanto di banda musicale e sindaco in testa, con la fascia tricolore. E gli emigranti della seconda generazione, quella del dopoguerra, hanno ritrovato una Capizzi ricca, mutata anche urbanisticamente, ringiovanita dalle sue cinquanta nascite annuali, con un’economia rivitalizzata dai finanziamenti comunitari che hanno consentito il grande salto della zootecnia e dell’agricoltura.

Forse anche per questo è un paese tranquillo, l’ultimo morto ammazzato risale a una decina di anni fa, e per banali motivi di confine di pascolo. La vecchia tradizione mafiosa è solo un brano stori-co, ma il timore è che con l’avvento del novantatré e la fine dell’assistenzialismo Cee il volto di Capizzi possa mutare improvvisamente e i fantasmi del passato si ripresentino tra le ripide viuzze e i pascoli dove allo stato brado si allevano buoi e cavalli, e il porco nero dei Nebrodi.

Carmelo Scillia, vicesindaco di Capizzi, avvocato, pronuncia sottovoce l’esempio di Tortorici. Scillia sa benissimo che a questa amministrazione è affidato un ruolo capitale, e che ad essa si chiede quasi l’impossibile.

«Il comune di Capizzi è in piena zona “A” del Parco dei Nebrodi, un’istituzione che è per noi una speranza, ma i confini vanno sicuramente ridefiniti: abbiamo grosse difficoltà per realizzare l’acquedotto, ad esempio, l’attuale progetto di Parco manca di una filosofia dinamica, anzi tende a mummificare il territorio. La strada Capizzi-Mistretta, che per noi è un’arteria fondamentale, è stata già finanziata, ma non può essere realizzata, perché l’autorizzazione non può arrivare dall’Assessorato regionale al Territorio, bensì dall’ente Parco, che ancora non esiste.

Secondo i nostri programmi, il futuro di Capizzi ruoterà attorno a due poli: quello zootecnico con la realizzazione di un frigo-macello, fiere e così via, e il progetto suburbano che prevede pure il recupero del centro storico e l’avvio di un piano agrituristico».

Fino ad oggi nessuno ci aveva pensato: non esiste un cinema, un teatro, un albergo. Molto è affidato alla cordialità della gente, dello stesso sindaco, Mario Iraci Sareri, 42 anni, da alcuni giorni segretario del presidente dell’Assemblea regionale siciliana, che in occasione della festa del patrono ha lasciato aperta la porta di casa per offrire un rinfresco estemporaneo a base di «mustazzoli» e cocktail di frutta. Adesso le porte al municipio le apre lui mentre si sussurra che un tempo, quando era impiegato comunale, per smorzare il suo impegno sindacale e politico, lo avessero confinato con apposita delibera, nel suo ufficio, con la porta chiusa.

A quarantadue anni, Mario Iraci Sareri, è un giovane pensionato, avendo iniziato a lavorare a 16 anni; adesso tutti sono pronti a scommettere su di una brillante carriera politica. I dissapori sono acqua passata e, nonostante le denunce, la giunta di Capizzi vuole la pacificazione.

Il marmo bianco di Carrara, comunque, non farà mai la sua apparizione nella piazza principale del paese, assicura Carmelo Scillia, per «restaurare» l’antico convento di suore, in funzione sino al Settecento, a cui, qualche anno fa, già erano stati raschiati gli intonaci per preparare la posa delle pregiate lastre.

D’altra parte l’impegno per la valorizzazione dei beni artistici appare all’amministrazione comunale un nodo fondamentale per il rilancio turistico del paese. Palazzo Marcan è stato già acquistato dal Comune e adesso si punta al recupero dei ruderi del castello e della zona del circondario, ricchissima di antichi mulini.

E intanto, quest’anno sono attesi una decina di miracoli: tanti infatti sono stati i colpi necessari alla vara di San Giacomo per abbattere, come vuole la tradizione, il muro che simboleggia il paganesimo.

1991 – Francesco Venuto