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I missili libici contro Lampedusa nel 1986? Per il generale Cottone potrebbe trattarsi di un falso

LAMPEDUSA – 15 aprile 1986, ore 17. Due esplosioni e poi il panico, le urla, la fuga verso grotte e rifugi di fortuna. Due missili libici si inabissano a pochi chilometri dalle coste lampedusane: avrebbero dovuto colpire la base americana presente sull’isola. Si tratta della risposta al bombardamento statunitense su Tripoli e contro l’abitazione del leader libico Gheddafi, avvenuto poche ore prima. Gli abitanti di Lampedusa non possono certo dimenticare quei giorni che videro la più grande delle isole Pelagie, diventare l’epicentro di una crisi internazionale. Eppure, a vent’anni di distanza, il generale Basilio Cottone, allora capo di Stato maggiore dell’Aeronautica, rivela alla rivista online “Pagine di difesa”, di non aver mai creduto alla tesi degli Scud e parla invece di un falso costruito ad arte, in primo luogo dagli Usa, per ragioni di politica internazionale. Ad avvalorare la sua ricostruzione, il generale adduce il fatto che, nonostante ripetute ricerche, in questi anni i resti dei missili non siano mai stati ritrovati. In questi anni, intanto, gli scenari internazionali sono in parte mutati, Gheddafi si affaccia sulla scena politica come un improbabile “amico” dell’Occidente e in particolare dell’Italia, ma alcuni dubbi emergono ugualmente. Ritenendo verosimile la tesi del falso, da cosa furono prodotti quei boati? E poi, chi lo spiega agli armatori locali, ai “ciceroni” dei giri in barca che, più o meno in maniera convinta, in questi anni hanno mostrato ai turisti un punto, indicandolo come quello in cui di depositarono i missili di Gheddafi?

l.i.