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Ecco come sono stati salvati i due mascheroni apotropaici di Villafranca Tirrena (1999)

I mascheroni apotropaici nella loro collocazione originale.
I mascheroni apotropaici nella loro collocazione originale.

VILLAFRANCA TIRRENA (Bauso) – Scritto il 10 novembre 1999 -, autore Francesco Venuto, pubblicato su Gazzetta del Sud l’11 novembre 1999. Per più di un secolo hanno tenuto lontano gli spiriti maligni dall’abitazione dei loro padroni. Martedì mattina invece i due mascheroni apotropaici, sistemati come tradizione vuole sulla chiave di volta dei due eleganti portali di un’abitazione di via Nazionale a Villafranca Tirrena, hanno dovuto soccombere alla moderna furia di una ruspa e i pochi pezzi salvati sono stati trasferiti al chiuso di un museo privato di Barcellona Pozzo di Gotto.

In un paio d’ore di lavoro se n’è andata un’antica abitazione e un altro pezzo di memoria storica, architettonica e artistica del paese, una delle poche testimonianze rimaste in un luogo già da anni rivoltato come un calzino e rifondato con il calcestruzzo.
L’aspetto più impressionante di quest’ulteriore vicenda di ordinario rifiuto della memoria del passato è rappresentato dalla inaudita mancanza di sensibilità che si sta dimostrando alla cittadinanza. Sul banco degli imputati c’è l’amministrazione comunale di Villafranca Tirrena, la commissione edilizia che ha approvato il progetto di demolizione e ricostruzione senza alcuna prescrizione e dell’assessore ai beni culturali che, a questo punto, dovrà spiegare alla minoranza cosa ci sta a fare in quel posto.
E questo ennesimo episodio accade a pochi giorni di distanza dalla scoperta che la variante al Prg del paese, fresca di adozione da parte del Consiglio comunale, ha sbrogliato la matassa che aveva impedito per molti anni la cementificazione dell’ex parco del castello di Bauso. Infatti l’area, dove sono ancora visibili parti delle antiche strutture murarie delle macchine utilizzate per realizzare i giochi d’acqua, sino ad oggi pur ricadendo in zona “B” non poteva essere edificata perché priva di viabilità. Un “cavillo tecnico” spazzato in un solo colpo con la variante al Prg.
La vicenda ha già fatto registrare numerose proteste: il sindaco Battaglia, che pregustava attestazioni di stima per il traguardo raggiunto con la variante al Prg – per sua stessa ammissione – è stato invece sommerso dalle critiche dei cittadini. Critiche che saranno calate in una petizione popolare contro la cementificazione del parco le cui firme stanno per essere raccolte. Ovviamente anche la minoranza consiliare si appresta a cavalcare la tigre offerta così generosamente dalla maggioranza consiliare e vani sembrano i tentativi di giustificare il colpo di mano operato da chi ha dato il placet agli architetti e si sentono scuse del tipo: “La colpa non è nostra, il parco era già zona ‘B’…”.
La vicenda dei mascheroni apotropaici che, con le loro sinistre fattezze sicuramente hanno intimidito i bambini nati a cavallo tra i due secoli, “erano un interessante esempio di arte barocca”, secondo quanto afferma l’etno-antropologo Sergio Todesco. “Qualcosa di simile in provincia di Messina l’ho potuta schedare nella zona ionica – aggiunge il Catalogatore etno-antropologo Osvaldo Prestipino Giarritta – Questi due ‘faccioni’ per molti anni sono stati preciso punto di riferimento lungo il tratto di strada nazionale che collega Messina a Palermo e preludio ideale e reale della bolgia e del cammino da seguire per giungere alla ‘villa dei mostri’ di Bagheria”.
Parola di esperto, quindi c’è da chiedersi: ma è mai possibile che solo l’amministrazione comunale di Villafranca non sia stato in grado di valutare i due portali con “mascheroni apotropaici cornuti” nella maniera corretta, salvaguardandoli in loco?
In casi come questi, se davvero ci fosse la volontà di tutelare il patrimonio storico-artistico locale, il buon senso dice che le strade da seguire erano due: la prima, quella di obbligare la ditta che sta effettuando i lavori a ricollocare i due portali nello stesso allineamento originale, pur nei limiti delle esigenze progettuali; la seconda, rappresentata dalla possibilità che il comune li facesse propri, anche acquistandoli, lasciandoli poi fruire gratuitamente alla cittadinanza, in un qualsiasi angolo caratteristico del paese. Poi c’è la terza strada, probabilmente la meno opportuna, ma anche la più facile: e l’amministrazione comunale l’ha imboccata senza pensarci due volte.
VILLAFRANCA TIRRENA (Bauso) – Scritto l’11 novembre 1999 -, autore Francesco Venuto, pubblicato su Gazzetta del Sud del 12 novembre 1999 – I mascheroni apotropaici di via Nazionale resteranno a Villafranca Tirrena. La coppia di “faccioni” scolpiti nella fragile pietra arenaria “è custodita nei magazzini dell’impresa che sta realizzando i lavori”, come ha affermato ieri mattina il sindaco di Villafranca Tirrena Domenico Battaglia, dopo aver fatto un giro di telefonate.

L'ex sindaco di Villafranca Tirrena, Domenico Battaglia
L'ex sindaco di Villafranca Tirrena, Domenico Battaglia

Il dottor Battaglia ha rilasciato anche un’altra rassicurante dichiarazione: “Posso affermare che farò il possibile per rendere fruibili i due mascheroni e i portali, concordando la migliore soluzione possibile con l’ufficio tecnico comunale e, naturalmente, con la ditta proprietaria dei due reperti”. Un’operazione simile è stata eseguita nel comune di Torregrotta con ottimi risultati proprio all’ingresso della villa comunale. “ Voglio precisare – afferma il progettista dei lavori di demolizione della casa sui cui esistevano da sempre i due antichi portali, l’ingegnere Antonino Lamberto – che dal canto nostro abbiamo fatto un’opera di salvaguardia dei mascheroni apotropaici. Noi eravamo consapevoli che si trattava di reperti architettonici di un certo interesse e abbiamo provveduto a smontarli con la massima cura. Vorrei anche precisare che, nella fattispecie, la Commissione edilizia, approvando il progetto di demolizione e costruzione del nuovo edificio, ha compiuto un atto dovuto perfettamente legittimo”.
E’ anche vero che il progetto è stato approvato il 17 ottobre 1998, cioè un anno fa, ed è rimasto esposto per un mese all’albo comunale a partire dal 13 ottobre 1999. Del resto non esisteva alcun vincolo storico–artistico o architettonico. Inoltre, in tutto questo tempo, nessuno ha sollevato il problema dei portali; tantomeno l’amministrazione comunale ci ha chiesto di acquisirli per ricollocarli in altra sede. In questo caso – continua l’ingegnere Lamberto – da parte mia, e ritengo anche da parte dell’impresa che sta eseguendo i lavori, ci sarebbe stata la massima collaborazione poiché si è effettivamente dinanzi ad un episodio di interesse generale”.
Soddisfatto della piega che ha preso la vicenda dei due mascheroni è anche il capogruppo della minoranza consiliare, il professore Piero La Tona: “Il nostro interesse non è certo quello di fare polveroni, ma di far sì che un bene appartenente alla cultura popolare di questo paese non venga distrutto o trasferito altrove”.
Quindi tutto è bene quel che finisce bene ma, come accade in questi casi, per brindare è opportuno attendere il giorno in cui sarà inaugurata la nuova sistemazione dei mascheroni apotropaici: oggetti che, nel pieno rispetto della cultura popolare siciliana, sono stati fabbricati ad arte per incutere timore persino agli spiriti maligni e che ancora oggi, ancorché atterrati e al buio di un magazzino, continuano ad ostentare il loro beffardo sorriso.