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Dopo sei mesi di detenzione forzata ai domiciliari dichiarato illegittimo l’arresto del giornalista Enzo Basso

“Il fatto non sussiste”, prima assoluzione per il giornalista Enzo Basso

AGGIORNAMENTO 2 ottobre 2018- Ieri il giornalista Enzo Basso è stato assolto dai giudici del Tribunale di Messina “perché il fatto non sussiste” dall’accusa di “appropriazione indebita”. Basso in merito a questa accusa non ha mai ricevuto comunicazione.

MESSINA – Centosettantasei mattine, centosettantasei notti, chiuso tra le mura del proprio appartamento, niente contatti con l’esterno, tra le prescrizioni anche quella di non potersi affacciare dal balcone o ricevere una telefonata. Tutto questo sino ad oggi, quando è arrivata la notizia dal palazzo di giustizia che, senza equilibrismi linguistici, riferiva che “Quell’uomo, Vincenzo Basso, giornalista ed editore di Centonove, non avrebbe dovuto essere arrestato né tanto meno subire questo lungo isolamento forzato”. Insomma, abbiamo scherzato.

 

https://www.amnotizie.it/2018/10/02/assolto-il-direttore-di-centonove-enzo-basso/

https://www.imgpress.it/questa-e-la-stampa/messina-enzo-basso-assolto/

https://www.oggimilazzo.it/2018/10/02/caso-centonove-assolto-in-appello-il-giornalista-enzo-basso/

https://palermo.repubblica.it/cronaca/2018/10/02/news/caso_centonove_a_messina_assolto_in_appello_enzo_basso-207964953/

https://www.98zero.com/1376923-assolto-enzo-basso-dallaccusa-di-appropriazione-indebita.html

Appropriazione indebita, assolto l’editore Enzo Basso

Live Sicilia – Caso Centonove a Messina Assolto l’editore Enzo Basso

 

Inevitabilmente il pensiero va ad un film di Nanni Loy, “Detenuto in attesa di giudizio”, che ha come protagonista un magistrale Alberto Sordi. Anche in quel caso, dopo lunghe sofferenze e nessuna spiegazione concreta, il castello di accuse crollò come il ponte che il “geometra Sordi” avrebbe costruito male, causando la morte di un uomo. Nel caso di Basso, le accuse che si vedono sui giornali riguardano la sua attività editoriale, che non ha causato la morte di nessuno. Anzi: la visione imprenditoriale del giornalista che, per portare avanti le sue idee ha messo in stand-by già dal 2005 il ruolo di caposervizio al Giornale di Sicilia, ha creato una lunga sfilza di giornalisti professionisti e dato opportunità a tanti giovani. Questa è la vicenda umana e imprenditoriale di Enzo Basso. Che è nulla in confronto alla libertà di espressione che il suo settimanale ha garantito nell’ambiguo panorama dei mass media siciliani. E questo è un altro dato di fatto che difficilmente è possibile contestare. Le accuse lette sui giornali sono di “bancarotta fraudolenta”, un disegno criminale portato avanti con la creazione di una miriade di società per prendere contributi (che pare non ci siano mai stati) e non saldare i propri debiti. Che Basso possa aver commesso qualche ingenuità può anche starci per uno che ha la responsabilità di fornire il pane a dei ragazzi diventati padri di famiglia. Del resto ne sapremo di più dal 19 luglio quando, in forza del rinvio a giudizio del giornalista imprenditore, è stata fissata la prima udienza del processo a suo carico, immaginando che anche i giornalisti comincino a ficcare il naso nei risvolti di questa storia, che presenta non poche anomalie come quella, facendo un passo indietro, relativa a un interrogatorio di garanzia a cui è stato sottoposto lo stesso Basso in assenza del suo avvocato. Una pratica illegittima, che la legge non ha consentito neanche per i componenti delle brigate rosse. E c’è anche una storia gravissima relativa ad una firma dello stesso Basso su un verbale di polizia giudiziaria che anche il perito incaricato dal tribunale ritiene palesemente falsa. Ma non è tutto, altri risvolti relativi alle indagini, spalmate su più di vent’anni di attività imprenditoriale, presentano errori grossolani e scarsa o inesistente documentazione a comprova delle accuse poi formulate. Probabilmente lo stesso processo che si svolgerà nelle aule del Tribunale di Messina dimostrerà che i colleghi del giornalista Enzo Basso hanno perso l’occasione di approfondire i contorni di una vicenda che potrebbe rivelarsi esemplare per le distorsioni che sembra trascinarsi dietro. Del resto, sono passati centosettantasei giorni in cui il detenuto Basso non ha ricevuto una sola telefonata dai colleghi (e questo ci può stare), ma neanche una richiesta di chiarimenti alla controparte rivolta all’avvocato che lo difende, come insegnano nelle scuole di giornalismo. Quindi – salvo informazioni che non abbiamo rintracciato da nessuna parte – limitando la propria attività d’inchiesta ad un mero copia e incolla dei capi d’accusa provenienti dai palazzi di giustizia, possibilmente arricchiti da “sentito dire” più che da dati concreti. Ma anche questo aspetto uscirà fuori fra qualche mese. Restano invece i cocci di un’attività imprenditoriale che comunque, nel frattempo, è stata affossata. La stessa testata giornalistica, dopo molte difficoltà, era ritornata in edicola e aveva ripreso a far sentire la propria voce con un rinnovato entusiasmo; le attività collaterali, come i servizi di rassegna stampa, continuavano ad essere il fiore all’occhiello della visione imprenditoriale in tempi non sospetti dello stesso Basso. Probabilmente, comunque andranno le cose, di tutto questo resteranno solo le ceneri. Chi lo conosce, e fino a prova contraria, sa che è totalmente incapace di appropriarsi di denaro di cui forse non ha avuto nemmeno la disponibilità (la gestione di attività come quella messa in piedi da Basso ha costi inauditi e difficilmente recuperabili). Lo stile di vita di Enzo Basso è di una semplicità disarmante, come i suoi mocassini e le sue camicie a quadri rossi e blu. Andrebbe mandato a processo, ma dalla sua stessa famiglia, a cui ha sottratto tempo e risorse per inseguire i suoi sogni professionali. Ma questo è anche il motivo per cui la sua famiglia lo adora.

Francesco Venuto

Un pensiero su “Dopo sei mesi di detenzione forzata ai domiciliari dichiarato illegittimo l’arresto del giornalista Enzo Basso

  1. Voglio dare una notizia all’autore dell’articolo sugli arresti domiciliari a Enzo Basso.
    Non è vero che non ha ricevuto alcuna telefonata dai colleghi. Io ed Enzo ci siamo sentiti spesso, anche più volte al giorno, per tutto il tempo del suo dramma.
    Un saluto

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