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Dopo sei mesi di detenzione forzata ai domiciliari dichiarato illegittimo l’arresto del giornalista Enzo Basso

“Il fatto non sussiste”, prima assoluzione per il giornalista Enzo Basso

AGGIORNAMENTO 2 ottobre 2018- Ieri il giornalista Enzo Basso è stato assolto dai giudici del Tribunale di Messina “perché il fatto non sussiste” dall’accusa di “appropriazione indebita”. Basso in merito a questa accusa non ha mai ricevuto comunicazione.

MESSINA – Centosettantasei mattine, centosettantasei notti, chiuso tra le mura del proprio appartamento, niente contatti con l’esterno, tra le prescrizioni anche quella di non potersi affacciare dal balcone o ricevere una telefonata. Tutto questo sino ad oggi, quando è arrivata la notizia dal palazzo di giustizia che, senza equilibrismi linguistici, riferiva che “Quell’uomo, Vincenzo Basso, giornalista ed editore di Centonove, non avrebbe dovuto essere arrestato né tanto meno subire questo lungo isolamento forzato”. Insomma, abbiamo scherzato.

 

https://www.amnotizie.it/2018/10/02/assolto-il-direttore-di-centonove-enzo-basso/

https://www.imgpress.it/questa-e-la-stampa/messina-enzo-basso-assolto/

https://www.oggimilazzo.it/2018/10/02/caso-centonove-assolto-in-appello-il-giornalista-enzo-basso/

https://palermo.repubblica.it/cronaca/2018/10/02/news/caso_centonove_a_messina_assolto_in_appello_enzo_basso-207964953/

https://www.98zero.com/1376923-assolto-enzo-basso-dallaccusa-di-appropriazione-indebita.html

Appropriazione indebita, assolto l’editore Enzo Basso

Live Sicilia – Caso Centonove a Messina Assolto l’editore Enzo Basso

 

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Migranti, l’isola che c’è

POZZALLO – C’è un’isola che esiste e funziona come un orologio svizzero, tanto che «bisognerebbe esportare nel resto d’Italia il “Sistema Sicilia”». Lo dice il Prefetto di Palermo, Francesca Cannizzo, parlando dell’organizzazione per l’accoglienza dei migranti.

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Moto, questa sì che è Bella

SANTA LUCIA DEbellaL MELA – L’ultimo successo in ordine di tempo: la giuria del “Custombike-Show 2014”, un evento che si svolge in Germania e ospita costruttori di motociclette provenienti da tutto il mondo, gli ha assegnato, domenica scorsa, il premio per la Best Engineering. 300 costruttori, 800 moto esposte, un giro d’affari da paura, i complimenti arrivati su Facebook da tutto il mondo. Eppure questo ennesimo attestato di bravura e capacità ingegneristica è sembrato nulla rispetto al terzo posto ottenuto a Colonia, sempre in Germania, meno di due mesi fa, all’“AMD World Championship of Custom Bike Building”. Sono le ultime conferme professionali per un uomo di cinquantaquattro anni nato e vissuto da sempre a Santa Lucia del Mela. Si chiama Francesco Bella. E Bella è un cognome ben noto in paese perché il suo mestiere, in principio, era rappresentato dalla serena continuità dell’attività familiare: Francesco Bella è infatti un macellaio; o meglio, lo era sino a quando ha dato una prima svolta alla sua vita. Ha iniziato così a maneggiare arnesi da meccanico e sagomatrici per la lamiera quando ha deciso di costruire macchine tritacarni per l’industria alimentare nella sua piccola officina di Santa Lucia del Mela. Poi, un paio di anni fa, quasi per una scommessa, inizia a modificare vecchie moto trasformandole in “Chopper,” “Cafè Racer” e “Special”. Le sue realizzazioni piacciono e probabilmente sino ad un certo punto non portano nulla di nuovo nel panorama motociclistico, anche se tra le prime realizzazioni ce n’è una davvero curiosa:

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Sulle Orme dei Basiliani/Ritratto di Fra’ Alessio Cappuccio

Autore Francesco Venuto, pubblicato su centonove nel 2005 e i precedenti sul Giornale di Sicilia anni ’90

“I messinesi prima dell’invasione dei Saraceni erano greci di rito e di lingua”, riporta Caio Domenico Gallo nei suoi Annali della Città di Messina.

Santa Lucia del Mela – Da Mandanici a Santa Lucia del Mela sulle orme dei “basiliani”. Abbiamo rintracciato il vero e legittimo erede della tradizione monastica bizantina di ispirazione italo-greca. E’ Fra’ Alessio, ha 48 anni, è figlio di un noto professionista di Messina e vive da eremita sulle alture di Santa Lucia del Mela.

Cronache dalla Magna Grecia

Le polemiche per la concessione dei monasteri di Mandanici e San Filippo di Fragalà ai monaci greco-ortodossi del monte Athos aumentano di giorno in giorno, ma non mancano i difensori di quei religiosi che sembrano proiettati alla “riconquista” della Magna Grecia. L’impressione è che la Sicilia, e Messina in particolare, stia dimostrando di non essere pronta a regolare i conti con il proprio passato. Un passato che è stato inequivocabilmente anche greco: in particolare dal secolo VIII, sino ai Normanni, l’isola e la Calabria erano sotto la dominazione bizantina e la giurisdizione ecclesiastica del Patriarcato di Costantinopoli. << I messinesi prima dell’invasione dei Saraceni erano greci di Rito e di Lingua>>, riporta Caio Domenico Gallo nei suoi annali della Città di Messina.

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John e Peppino, i due Bonica di Filicudi

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peppino bonicaFILICUDI – Peppino era nato nel 1907, John dieci anni dopo. Peppino era rimasto a Filicudi, andando via solo quando, ormai ottantenne, ha dovuto seguire il figlio a Messina. Qui è morto nel 1999. John se ne era andato 5 anni prima, nella sua casa americana: la penna ancora in mano e gli appunti sulle sue ultime ricerche sparsi sulla scrivania.

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1959, Stromboli che tenta di risorgere visitata dal poeta Papalia

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STROMBOLI – Fa parte di “Stromboli isola magica”, pubblicato, si fa per dire, “per i tipi dello stesso autore nel 1959”. Una di queste rarissime copie è stata regalata, nel 1992, a chi ha scritto queste note, come una sorta di ringraziamento pe le frequenti visite a casa Papalia, sulla caotica via Palermo alta di Messina.

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Giuseppe Pino, l’uomo che difese gli uliveti secolari di Rometta

ROMETTA – L’ulivo non è una sequoia, ci sali sopra e i suoi rami sembrano ribellarsi: pare che si lamentino scricchiolando come se fossero vuoti all’interno: Giuseppe Pino non è “Butterfly Hill”, non ha le sue lunghe gambe da modella né la delicatezza di una splendida ragazza americana.

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Storia di Rosa, sedotta e assassinata

Rosa Pino

SAPONARA – Una decina di giorni fa, colto da infarto cardiaco, moriva a Saponara Antonino Salvo, protagonista nel marzo del 1956 di una delle pagine più nere della storia sociale del comune peloritano. Egli infatti con bieca freddezza uccise la propria fidanzata Rosa Pino, che aveva sedotto due anni prima, la quale ebbe il torto di amarlo e sperare nel matrimonio riparatore. Rosa Pino aveva compiuto da poco 32 anni. Piccola di statura, ne brutta ne bella, sino ad allora aveva vissuto la sua modesta esistenza in una casetta bassa di mattoni e calce nel centro storico di Saponara. Da quando le era morta la madre di cancro, nel 1940, si era occupata a tempo pieno dei suoi tre fratelli e di papa Pietro.

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1743, la peste arriva a Bauso a causa di una donna innamorata…

Venetico Superiore
Venetico Superiore
VENETICO – Fine giugno del 1743: la peste giunge a Venetico, seminando il terrore e la morte in un sereno paesino collinare la cui vita trascorre al lavoro nei campi. “In principio il presunto untore fu identificato nella figura di un prete confessore – annota nei registri parrocchiali l’abate Francesco Testa -. I primi a pagare per il contatto con il sacerdote furono i parenti e le persone che abitavano assieme a lui”. I religiosi, infatti, erano i più esposti al contagio: “I parroci segnano con estrema cura le date di inizio e di fine del fenomeno epidemico, le causae mortis, i luoghi di sepoltura, i dati essenziali dei defunti – Noncuranti dei rischi di contagio, essi seguono da presso i moribondi, spesso riuscendo a portare gli ultimi sacramenti, l’estrema unzione, fino alla soglia del sacrificio personale”, si legge tra le altre cose nel contributo di Rosaria Stracuzzi, pubblicato nella “Guida al patrimonio librario antico delle biblioteche pubbliche e degli archivi storici ecclesiastici nella provincia di Messina”, edita dalla Regione Siciliana e curata da Anna Maria Sgrò, direttore della sezione per i beni bibliografici della Soprintendenza per i Bca di Messina.

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