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Castello di Bauso, XIII Settimana della cultura. Oggi è la volta de i Malanova

CASTELLO DI BAUSO – (Villafranca Tirrena – ME) Ieri sera al Castello di Bauso, in una serata caratterizzata dall’esibizione dei Gulliver Ensamble e Ulfo Duo, si è visto in sala anche Pietro Mendolia, il leader de i Malanova. Solo un sopralluogo tecnico per verificare ancora una volta le problematiche relative al suono. C’erano anche i fratelli Ugo e Renato Venuti. Trentacinque anni fa fondarono il gruppo folk “il Melograno” di Saponara e non hanno mai smesso di credere nelle potenzialità della musica etno-folk. E di questi tempi si parla tanto di identità siciliana. E loro cosa hanno detto negli ultimi trentacinque anni?

Lo spettacolo ha risentito, per quanto concerne l’affluenza di pubblico, della pioggia e delle concomitanti celebrazioni religiose.

I Gulliver Ensamble, una formazione che nasce nei dintorni di Castroreale, città dove la musica è di casa, è formata da Andrea, Nino e Nereide, conosciutisi anni prima nell’Orchestra etno-classica Tersicore. Hanno suonato musiche nate dalla voce degli Ebrei, note che hanno viaggiato in tutto il mondo, dal Medio-Oriente agli Stati Uniti d’America, per poi approdare da noi con non poche varianti. Il risultato è inaspettato, gradevolissimo e senza cali di tensione. Il pubblico gradisce. Uno spettacolo che val la pena di rivedere. Il fatto che si tratti di musiche ebraiche aumenta l’interesse per un mondo a noi sconosciuto, che andrebbe esplorato a fondo anche per risposta a vergognosi e ignobili pregiudizi di stampo cattolico-integralista che ancora oggi, e non a caso proprio negli ultimi tempi, dobbiamo con ripugnanza annotare.

Gli Ulfo Duo non hanno deluso le attese: in quattro giorni, dicasi quattro, hanno composto una canzone dedicata al bandito Pasquale Bruno. Il risultato è sorprendente, alla fine non resta che incoraggiarli a continuare con la composizione. L’affiatamento tra padre e figlio è commovente. Marcello e il violino sono una cosa sola, Franco e la chitarra si amano. E si vede. Il repertorio è “Olandese” in funzione turistica e ci sembra di essere ad Amsterdam, forse a Taormina, ma invece siamo solo a Villafranca Tirrena, in provincia di Messina, luogo di principi decaduti e storici briganti rivalutati sol perché, forse, non possono più nuocere.
Qui al Castello di Bauso l’occasione regalata dalla XIII settimana della cultura è di quelle irripetibili. Ma bisognerà lottare invece perché la musica dal vivo trovi casa qui a tempo indeterminato. Magari per un solo appuntamento alla settimana. Salviamo però questa esperienza, non prima però di aver preso a calci le cose che non hanno funzionato, gli errori di valutazione, certi atteggiamenti incomprensibili. Bisogna tirare fuori il Castello dall’agone elettorale o pre-elettorale locale che dir si voglia. La politica deve restare fuori dalle mura e far posto al buonsenso e alla partecipazione attiva di tutti.