Amarcord di un vulcanese D.O.C.

VULCANO – A colloquio con Rino Giuffrè, proprietario dell’ ”Eden Park” di Vulcano, ripercorriamo per sommi capi la crescita sociale ed economica dell’isola dell’arcipelago delle Eolie più vicina alla terraferma.

L’albergatore, infatti, ha vissuto direttamente le vicende che, nell’immediato dopoguerra, hanno fatto emergere l’isola sotto il profilo turistico: il padre, il Capitano Giuffrè, è stato il primo “affittacamere” dell’isola, ed ha ospitato personaggi del mondo del cinema come i ragazzi della “Panaria Film” e la troupe di “Vulcano”.

Ma come si presentava l’isola di Vulcano in quegli anni, prima cioè dell’ascesa turistica?
“Innanzitutto era deserta. – ci risponde Giuffrè – Sembrerà strano, ma Vulcano è stata l’unica isola delle Eolie a non essere mai stata abitata assiduamente.
I pochi abitanti di allora, 10 famiglie in tutto, vivevano principalmente di pastorizia. L’isola era selvaggia, naturale, un ambiente veramente ecologico, tanto da avere quasi un aspetto lunare, senza vita”. Dal 1946 al 1949 l’incredibile scenario di Vulcano diventa il set prima di documentari di rara bellezza come “Cacciatori Sottomarini” e “Isole di Cenere”, poi di “Vulcano”, lungometraggio diretto da Dieterle e interpretato da Anna Magnani. Quale fu la reazione degli abitanti dell’isola all’arrivo di riflettori e macchinari cinematografici? “Fu una vera sorpresa. Queste persone hanno portato il progresso nell’isola. Chi di noi aveva mai visto acqua minerale in bottiglia? Per non parlare della lingua: sul set si sentiva parlare in romano, soprattutto, ma anche in inglese”.

Il film “Vulcano” venne infatti finanziato anche con capitali stranieri e fu girato in doppia versione. Al giorno d’oggi il film viene ricordato per la competizione con “Stromboli”, film rivale girato da Roberto Rossellini sull’isola più minacciosa dell’arcipelago.

La stampa seguiva il lavoro di produzione del film?

“Moltissimo. Mi ricordo che a Vulcano peri i due mesi delle riprese furono nostri ospiti due giornalisti di due riviste molto note come “La Settimana Incom” e “Il Tempo”. Ma dello scandalo se ne occupava tutta la stampa, e Vulcano era in primo piano nelle riviste di tutto il mondo”.

Dopo i film di Rossellini e Dieterle ci fu subito un riscontro turistico nell’arcipelago?

“I primi movimenti turistici si ebbero nel 1950, quindi possiamo dire che il ruolo del cinema è stato fondamentale per l’avvento del turismo. Cominciarono ad interessarsi a Vulcano delle agenzie turistiche francesi, come “Connaissance du Monde”, inoltre proprio in quegli anni sorgeva il “Club Mediterranée” che sfruttò subito le Isole Eolie. Sì, senza alcun dubbio i film “Vulcano” e “Stromboli” hanno avuto un enorme seguito. Nei primi anni, naturalmente, ci fu un turismo di gente molto facoltosa, rispettosa dell’isola, elegante”.

E quando ha cominciato a cambiare aspetto Vulcano?

“Il cambiamento è stato fisiologico. – sostiene l’albergatore – Nessuno l’ha creato né voluto, ma le evoluzioni sono dovute anche a delle esigenze che si vengono a presentare di volta in volta. Come le dicevo il turismo degli anni ’50 fu estremamente positivo sotto tutti i punti di vista: l’isola si arricchiva, cominciavano a nascere nuove strutture, approdi, alberghi, ma la bellezza dell’isola non fu mai snaturata. Anche il “Touring Club Italiano” cominciò a interessarsi a Vulcano, anche se adesso ha tagliato ogni collegamento.

Il turismo di massa, quello che lei può vedere adesso, iniziò quando i siciliani si accorsero delle Eolie, quando cominciarono a comprare appartamenti e a costruire indisturbati. Per carità, tutti noi isolani siamo contenti quando c’è turismo, però questo movimento automaticamente ha allontanato il cliente ricco, che non ha messo più piede a Vulcano, preferendo altri lidi. Il turismo, in qualunque forma, certamente porta benessere per la popolazione locale.

E’ normale che l’isola si adatti alle esigenze turistiche. Certo, quando ero ragazzo a Vulcano potevo sentire le cicale, e adesso non le sento più; sentivo volare gli uccelli, e adesso gli uccelli se ne stanno alla larga dall’isola. Si dovrebbe pensare al giusto equilibrio tra le esigenze economiche della comunità e le necessità dell’ambiente, anche perché in questo modo le Eolie rischiano di perdere quelle caratteristiche che le rendono uniche nel Mediterraneo e nel mondo”.
Francesco Torre