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E’ tempo di Miyagawa, il mandarino verde di Oranzfrizer

CATANIA – La raccolta è iniziata, il primo di una serie di agrumi che nell’isola del vulcano Etna hanno trovato il loro habitat naturale per maturare in modo eccellente da pochi giorni è sui banchi dell’ortofrutta, si tratta del più precoce degli agrumi siciliani raccolti da Oranfrizer, il mandarino Miyagawa.

Nello Alba

Il CEO Nello Alba spiega: “Il Miyagawa è l’insolito mandarino verde con nome e origini cinesi, noi lo abbiamo introdotto nel variegato ventaglio dei nostri agrumi negli anni 90; il frutto è diventato più presente nei reparti e sulle tavole, i volumi sono cresciuti progressivamente perché i consumatori sono sempre più curiosi e vanno alla ricerca di frutti particolari come questo. Noi non lo trattiamo, il Miyagawa arriva nei reparti così come lo raccogliamo, non deverdizzato. Viene molto apprezzato proprio perchè mantiene tutti i pregi della sua naturalezza, dal colore, al profumo e al sapore”.

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Natalino che temeva la morte apparente

Natalino era una brava persona. Niente di che: un gran lavoratore, un discreto padre di famiglia e le altre solite cose che si dicono di una persona comune. Carusu non era più, ora che era quasi settantinu. Brav’uomo; ma Santu, mancu a parrari.

A dire il vero Natalino un po’ di nemici se li era fatti nel corso della sua vita. Incomprensioni e liti sul lavoro, con i vicini di casa, con i suoi fratelli e con chiunque gli mettesse i bastoni tra le gambe “E che è? Ci possiamo volere tutti bene?”, diceva a tal proposito.

Facendo le somme, a suo dire, aveva subito molti torti e tradimenti, molti dei quali lo avevano visto soccombere senza nemmeno accennare ad una possibile quanto comprensibile reazione. Stava attento a non oltrepassare un certo limite, forse perché la sua famiglia viveva solo del suo misero lavoro. “E io a queste cose ci penso”, ripeteva quando glielo chiedevano. Natalino, negli ultimi anni, sorprendendo tutti i suoi compaesani, assicurava la sua presenza a quasi tutte le cerimonie funebri che si svolgevano in quel pizzo di montagna dove viveva, ormai abitato quasi da soli anziani annoiati e rassegnati. In pratica non si perdeva un funerale, masculu o fimmina che fosse, giovane o vecchio.

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Dopo sei mesi di detenzione forzata ai domiciliari dichiarato illegittimo l’arresto del giornalista Enzo Basso

“Il fatto non sussiste”, prima assoluzione per il giornalista Enzo Basso

AGGIORNAMENTO 2 ottobre 2018- Ieri il giornalista Enzo Basso è stato assolto dai giudici del Tribunale di Messina “perché il fatto non sussiste” dall’accusa di “appropriazione indebita”. Basso in merito a questa accusa non ha mai ricevuto comunicazione.

MESSINA – Centosettantasei mattine, centosettantasei notti, chiuso tra le mura del proprio appartamento, niente contatti con l’esterno, tra le prescrizioni anche quella di non potersi affacciare dal balcone o ricevere una telefonata. Tutto questo sino ad oggi, quando è arrivata la notizia dal palazzo di giustizia che, senza equilibrismi linguistici, riferiva che “Quell’uomo, Vincenzo Basso, giornalista ed editore di Centonove, non avrebbe dovuto essere arrestato né tanto meno subire questo lungo isolamento forzato”. Insomma, abbiamo scherzato.

 

https://www.amnotizie.it/2018/10/02/assolto-il-direttore-di-centonove-enzo-basso/

https://www.imgpress.it/questa-e-la-stampa/messina-enzo-basso-assolto/

https://www.oggimilazzo.it/2018/10/02/caso-centonove-assolto-in-appello-il-giornalista-enzo-basso/

https://palermo.repubblica.it/cronaca/2018/10/02/news/caso_centonove_a_messina_assolto_in_appello_enzo_basso-207964953/

https://www.98zero.com/1376923-assolto-enzo-basso-dallaccusa-di-appropriazione-indebita.html

Appropriazione indebita, assolto l’editore Enzo Basso

Live Sicilia – Caso Centonove a Messina Assolto l’editore Enzo Basso

 

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Si è spento a Roma l’ingegnere Domenico Cannata. Con la sua professione contribuì allo sviluppo di Villafranca ed è suo anche il progetto della Chiesa di Nostra Signora di Lourdes, Il ricordo sul filo della memoria di Bauso raccontato

VILLAFRANCA TIRRENA (8 dicembre 2017)- A 97 anni (il 2 dicembre scorso) se n’è andato un altro pezzo della storia recente del paese: l’ingegnere Domenico Cannata. I suoi l’ultimi giorni li ha trascorsi a Roma, dal figlio Giovanni, anche lui ingegnere con specializzazione idraulica. Nella capitale vive e lavora anche la figlia Olivia, dirigente statale, mentre la professoressa Angela, l’altra figlia, insegnante come la madre scomparsa molto presto, lavora nel messinese. Persona discreta, seria, ma disponible con tutti, Domenico Cannata era figlio di uno storico imprenditore che produceva laterizi nella zona di Saponara, tanto che la “fabbrica” di famiglia, negli anni Novanta, è stata vincolata – per le sue particolari caratteristiche- dalla Soprintendenza per i beni culturali.

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BERLINO, WORKSHOP SULL’ANTICORRUZIONE/ per il sud Italia selezionata studentessa di Messina

Gazzetta del Sud, articolo di Claudia Benassai
Economy Sicilia, autore Giovanni Megna

MESSINA – C’è anche una ragazza messinese (ed è l’unica meridionale) tra i cinque ragazzi italiani vincitori della borsa di studio di Riparte il Futuro per partecipare ad un workshop sull’anticorruzione che si terrà a Berlino.
Chiara Venuto, 20 anni, è una studentessa di terzo anno presso la facoltà di Mediazione Linguistica di Ragusa, e tra il 7 ed il 12 dicembre parteciperà ad un workshop realizzato grazie al programma Erasmus+ della Commissione Europea, e che vedrà la partecipazione di ragazzi provenienti da

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Ciminiere e parole

Ciminiere e parole è un opuscolo che racconta il veloce processo di deindustrializzazione verificatosi a Villafranca Tirrena, un paese in provincia di Messina. L’industrializzazione avvenne negli anni ’60 grazie ai generosi finanziamenti messi a disposizione dallo Stato italiano. Finiti i soldi, gli imprenditori, tutti del nord, si dileguarono lasciando migliaia di persone senza lavoro e futuro. clicca qui Ciminiere e parole

Migranti, l’isola che c’è

POZZALLO – C’è un’isola che esiste e funziona come un orologio svizzero, tanto che «bisognerebbe esportare nel resto d’Italia il “Sistema Sicilia”». Lo dice il Prefetto di Palermo, Francesca Cannizzo, parlando dell’organizzazione per l’accoglienza dei migranti.

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Moto, questa sì che è Bella

SANTA LUCIA DEbellaL MELA – L’ultimo successo in ordine di tempo: la giuria del “Custombike-Show 2014”, un evento che si svolge in Germania e ospita costruttori di motociclette provenienti da tutto il mondo, gli ha assegnato, domenica scorsa, il premio per la Best Engineering. 300 costruttori, 800 moto esposte, un giro d’affari da paura, i complimenti arrivati su Facebook da tutto il mondo. Eppure questo ennesimo attestato di bravura e capacità ingegneristica è sembrato nulla rispetto al terzo posto ottenuto a Colonia, sempre in Germania, meno di due mesi fa, all’“AMD World Championship of Custom Bike Building”. Sono le ultime conferme professionali per un uomo di cinquantaquattro anni nato e vissuto da sempre a Santa Lucia del Mela. Si chiama Francesco Bella. E Bella è un cognome ben noto in paese perché il suo mestiere, in principio, era rappresentato dalla serena continuità dell’attività familiare: Francesco Bella è infatti un macellaio; o meglio, lo era sino a quando ha dato una prima svolta alla sua vita. Ha iniziato così a maneggiare arnesi da meccanico e sagomatrici per la lamiera quando ha deciso di costruire macchine tritacarni per l’industria alimentare nella sua piccola officina di Santa Lucia del Mela. Poi, un paio di anni fa, quasi per una scommessa, inizia a modificare vecchie moto trasformandole in “Chopper,” “Cafè Racer” e “Special”. Le sue realizzazioni piacciono e probabilmente sino ad un certo punto non portano nulla di nuovo nel panorama motociclistico, anche se tra le prime realizzazioni ce n’è una davvero curiosa:

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