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Rometta Marea sogna l’autonomia (1990)

ROMETTA – Due agglomerati urbani, un solo comune e la condizione storica di separati in casa. Rometta ha due anime: quella collinare dove ha sede il municipio e la frazione balneare, che da un trentennio lotta per dare vita al comune numero 109. Ma l’autonomia rimane ancora un sogno per il lembo di strada statale 113, in cui ricade la frazione «Marea»: specialmente d’estate, quando arriva alle corde con il suo carico di disservizi e di incomprensioni che dà vita a malessere generalizzato
Due anni fa una bambina romettese, Tania Mastronardo, che allora frequentava la seconda media, in un tema-concorso sul suo paese scriveva: “Spero che qui la situazione migliori, così i turisti staranno meglio». I turisti sono più di ventimila persone che ogni estate si riversano nelle villette sul mare di Rometta. Ma l’altruismo di questa ed altri bambini non sempre è dettato dalla spontaneità, più spesso è indotto da una politica che di frequente dimentica i diritti dei cittadini residenti nel comune tirrenico.

“La guardia medica che serve anche la frazione “Marea” si trova in realtà a Rometta Superiore – afferma Nicola D’Angelo, 34 anni -. L’estate scorsa è stata istituita una guardia medica turistica qui a mare. Ma era “vietata agli indigeni”; ad un residente è stato detto di andare in ospedale o a Rometta Superiore».

“Non è vero – interviene il vicesindaco di Rometta, Antonio D’Agostino, 50 anni -, la guardia medica è per tutti”.

“A Rometta ci sono problemi per tutte le stagioni – afferma l’architetto Francesco Amato -. In questo momento il più evidente è quello viabilità: l’unica strada che attraversa il paese è la nazionale. La realizzazione della variante progettata a ridosso della spiaggia, tra le villette, è ancora in alto mare. In cifre questo significa che oggi, per attraversare un budello di strada di appena tre chilometri, negli orari di punta si impiega circa mezz’ora”.

La costruzione della strada alternativa e già iniziata, ma per il momento non sarà completata per non creare disagi ai vacanzieri, visto che deve passare tra le villette», ribatte il vicesindaco. È comunque visibile da tutti l’espansione selvaggia dell’edilizia romettese e tra un anno scadono i termini per la presentazione di un piano regolatore.

Alla fine dell’estate poi verrà il momento di affrontare il problema scuola. Allo stato attuale, di proprietà del Comune sono solo i locali, peraltro insufficienti, della scuola elementare; tutto il resto è in affitto.

I1 Comune spende più di cento milioni l’anno solo per pagare i “padroni di casa”, della scuola media, della sede della delegazione e così via. La scuola elementare per reperire due nuove aule ha dovuto sfrattare l’ufficio di Collocamento e, di conseguenza, quest’ultimo sarà trasferito altrove.

“Se non si troverà una soluzione tampone – afferma D’Angelo – anche l’anno prossimo i bambini dovranno fare i doppi turni, perché in quell’edificio ci sono solo cinque aule per dieci classi». «Allo stato attuale non abbiamo reperito locali idonei – è la risposta del vicesindaco D’Agostino -, i doppi turni ci saranno come in tutte le scuole d’Italia. In ogni caso, abbiamo avviato una pratica alla Cassa depositi e prestiti per la realizzazione delle strutture. Tra due anni, secondo i nostri programmi, dovremmo iniziare”.

Ma se nel frattempo i bambini avranno già la barba, l’unica opera pubblica di una certa importanza attualmente in via di realizzazione è la grande piazza che sta sorgendo alle spalle della chiesa madre e che, a sentire il vicesindaco, entro dicembre sarà pronta.

“Dal 1987 secondo una delibera del sindaco, mai revocata – afferma Francesco Smedile, presidente del circolo culturale “Giuseppe Fava” -, l’acqua che esce dai nostri rubinetti non è potabile”.

Bisogna considerare che l’attuale rete idrica è stata realizzata quarant’anni fa – chiarisce D’Agostino -. A settembre quando i vacanzieri andranno via, per evitare il caos stradale, partiranno i lavori di allaccio all’acquedotto e sarà rifatto anche il manto stradale».

A.Rometta Montagna, invece, pare che si viva molto meglio, non che la condizione più elevata la faccia stare in paradiso, ma sicuramente gode di più servizi, detiene quasi un ruolo «accentratore». E d’altra parte, la testa sta in alto.

“Tutte le promesse di decentramento non sono state mai mantenute», conclude Francesco Smedile.

Resta la consolazione degli spettacoli estivi finanziati anche dalla Regione: Cantatombola, una rassegna canora per voci nuove. Oppure il cinema sulla spiaggia, organizzato senza una lira di finanziamento pubblico dal circolo “Giuseppe Fava».

L’autonomia? Un vecchio sogno mai avverato

Il movimento autonomistico a Rometta Marea nasce nel 1957 come forma di ribellione al “padrone” che dettava legge dal municipio situato a Rometta Montagna. “A sollecitare la spaccatura c’erano alla base motivazioni non molto dissimili da quelle odierne – afferma l’architetto Francesco Amato -. Immediatamente ci si rese conto che la voglia di autonomia era radicata in tutta la cittadinanza costiera e inevitabilmente finì per diventare,alle successive elezioni comunali, il cavallo di battaglia di questo o quel candidato. I1 dottor Plutino, allora segretario della locale sezione democristiana, fu tra i primi a scendere in piazza per parlare alla gente di autonomia”.

Rometta Marea, comunque, si lasciò alle spalle gli anni Cinquanta senza ottenere nulla che andasse oltre le semplici promesse: “Un tentativo politico vano, perché non è stato seriamente spalleggiato”, continua Amato. Cinque anni fa la questione dell’autonomia riesplode in tutta la sua virulenza; scendono in campo ancora una volta i partiti, tanti, forse troppi. E nella gara per cavalcare di nuovo l’onda autonomistica saltano le prime teste di segretari locali di partito: è il caso del dottor Mario Patti, allora segretario della Dc, “reo” di avere stilato assieme agli altri partiti un documento pro-autonomia”, ricorda l’architetto Amato.

Intanto in paese si raccolgono le firme e il 98 per cento dei romettesi della frazione «Marea si esprime a favore della scissione. Alcuni deputati regionali, Giuseppe Campione e Nino Galipò, (dc), Enzo Coco (psdi), Salvatore Natoli (pri), Paolo Piccione (psi), Salvatore Ragno (msi) ed Elio Risicato (pci), presentano un disegno di legge che avrebbe dovuto consentire alla frazione tirrenica di diventare finalmente autonoma. I giornali ne hanno parlato per un po’ di tempo, poi il silenzio e l’inutile attesa.

Un’altra speculazione preelettorale quindi?

Oggi, dieci mesi prima delle elezioni comunali, i nuovi autonomisti non stampano più manifesti con su scritto: «Viva l’autonomia, viva Rometta Marea», come nel ’57.

Parlano invece di «Bucalossi» divisa a metà tra “Montagna” e “Marea”, mentre si fabbrica di più nell’ultima: sono convinti di versare più balzelli dei loro concittadini collinari, senza che ci sia un ritorno in investimenti.

Sta sorgendo una nuova «lega»?

1990 – Francesco Venuto