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113 o ”la strada della morte”

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MESSINA – Massimiliano Campagna, ventiquattrenne milazzese, perde la vita in un incidente stradale avvenuto sul rettilineo di Mortelle nella notte di Santo Stefano, tre giorni fa. Il quattro dicembre, invece, Tindaro Cicero, 33 anni, di Castroreale, viene travolto da una «127» mentre controlla le ruote della sua betoniera nei pressi del casello autostradale di Barcellona e il giorno seguente, il settantenne Rosario Villari, di Roccavaldina, rimane vittima di uno scontro automobilistico in prossimità dell’ospedale di Milazzo, nella zona di Olivarella. Sono queste le vittime dell’ultimo mese sulla statale 113, che si aggiungono al lungo elenco delle persone che quest’anno hanno perso la vita sulla «strada della morte».
Velocità, imprudenza, fatalità, ma anche un percorso difficile, che in parte risale all’epoca bor-bonica, sono le cause del tragico bilancio di un’arteria con grossi problemi di sicurezza e di viabilità, specialmente nel tratto che collega Messina e Divieto. Questa parte di litoranea originariamente era stata tracciata, alla fine del secolo scorso, per permettere il passaggio del tram nella linea Messina-Barcellona e ricadeva sotto la giurisdizione della Provincia sino al 1961, quando venne inglobata dallo Stato e presa in gestione dall’Anas. Allo stato attuale la «Messina-Divieto» è una strada ad alto rischio, specialmente nel periodo estivo, quando si popolano le villette spuntate come funghi nell’ultimo ventennio. I punti caldi, come segnala Ruggero Coppini, sorve-gliante dell’Anas e responsabile di zona, sono: Mortelle, teatro dell’ultimo incidente; Casabianca, in cui all’avvento delle prime piogge si verificano smottamenti che determinano la chiusura della sede stradale più volte all’anno; Santo Saba, Rodia ed Orto Liuzzo, dove ogni anno puntualmente, nella curva in prossimità dell’abitato di Campanella, si verificano incidenti mortali. Spesso a farne le spese sono i motociclisti e talvolta gli stessi pedoni, specialmente di sera: in tutte queste località, in-fatti, la «113» è scarsamente illuminata ed è caratterizzata da numerose stradine di accesso ai centri abitati del litorale, che costituiscono un pericolo costante, mentre la stessa segnaletica risulta insufficiente o poco visibile.

Da Villafranca in poi cambiano le modalità del rischio ed il protagonista e inequivocabilmente il traffico. A compromettere sicurezza e viabilità spesso contribuiscono anche i comuni attraversati dalla strada: a Saponara non è ancora prevista una via alternativa a ridosso della spiaggia, come invece hanno programmato ed attuato i comuni di Villafranca Tirrena, Spadafora, Venetico, Monforte, Giammoro. Rometta Marea, infine, che d’estate è stretta nella morsa del caos auto-mobilistico, pur avendo già appaltato una strada che funzioni da valvola di sfogo, è in ritardo sulla sua attuazione, poiché una ditta esclusa dalla relativa gara ha presentato ricorso al Tar, bloccando tutto. Più avanti si rilevano addirittura zone «ad alto rischio», come segnala il sorvegliante dell’Anas: il chilometro 41, ad esempio, ricadente nel Comune di Meri, e si potrebbe aggiungere il tratto nei pressi dello svincolo autostradale di Barcellona. Spingendosi verso Palermo il quadro non migliora: a Sant’Agata di Militello neanche l’apertura del nuovo tronco di autostrada, che avrebbe dovuto risolvere il problema del traffico pesante, sembra aver raggiunto in pieno l’obiettivo.

Proprio il traffico congestionato rappresenta lo scoglio maggiore per gli autotrasportatori che re-golarmente fanno la spola tra i comuni della fascia tirrenica, talora percorrendo in tutta la sua estensione la 113.

«A volte, per superare un paio di chilometri, occorrono delle ore – afferma Filippo Argurio, 44 anni, autotrasportatore di Barcellona -. Quando con il mio Tir, con cui trasporto laterizi, mi imbatto in un autocarro o un pullman, l’unica soluzione è spegnere il motore, scendere e chiedere aiuto ai passanti per spostare le autovetture posteggiate».

29 12 1989 – Francesco Venuto