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Viaggio nel mondo del silenzio

Antonio Virzì
Antonio Virzì

MESSINA – Pagano 950 mila lire al mese di affitto, negli ultimi anni hanno dovuto cambiare sette volte la sede e rischiano l’ennesimo sfratto. Alla sezione di Messina dell’associazione nazionale dei sordomuti, in via Macrì numero 18, fanno capo settecento iscritti, ma i sordomuti di tutta la provincia, da stime ufficiose, pare che siano più di 1.200, comunque in diminuzione rispetto al censimento Istat del 1955.
La sede, al secondo piano di un vecchio stabile, come in tutte le case dei sordomuti, al posto della suoneria del campanello ha una lampadina rossa. Ogni sera lì si riuniscono una cinquantina di persone: giocano a carte, mangiano un panino, discutono sempre guardandosi in faccia per leggere i movimenti delle labbra e vedere il linguaggio dei gesti. Guardano la televisione. Ma la pagina 777 di Televideo propina films e la soap opera del momento, come Beautiful.

Il Comune di Messina propina invece promesse, mentre l’assessore ai Servizi sociali, il professore Miceli, fa il sordo. «Ci avevano promesso un aumento dei contributi da 15 a 25 milioni – afferma Antonino Palmieri, il presidente della sezione Ens di Messina – mentre il regalo di Natale è stato il taglio dei nostri contributi dal bilancio. Non so perché, ma mi hanno detto che bisogna aspettare dopo le elezioni.

Un’ulteriore penalizzazione per chi vive nel mondo del silenzio e non ha voce per protestare ma che, al momento opportuno, è pur sempre un serbatoio di voti. Aumenta la sfiducia nella politica mentre si fa più forte la necessità di una maggio re tutela nel campo del lavoro: si verificano spesso discriminazioni – continua Palmieri – che giustificano la presenza del sindacato, e questo è un mio preciso progetto».

Spesso la discriminazione è involontaria ed è causata dall’incapacità degli udenti di interpretare e comunicare con i sordomuti; è il caso di Roberta, impiegata in un ufficio pubblico della città: «Dalla lettura labiale non sempre capisco gli incarichi che mi vengono affidati dal capufficio. Bisogna sempre perdere tempo in spiegazioni».

La mancanza di interpreti, almeno nella pubblica amministrazione, è sicuramente tra le maggiori carenze: secondo quanto riferisce il presidente Palmieri esiste solo un interprete in possesso del diploma professionale e viene di volta in volta chiamato, e regolarmente retribuito, dai sordomuti che ne hanno bisogno in determinate circostanze.

A rompere le barriere della comunicazione provvedono anche i volontari che hanno imparato il linguaggio dei gesti, magari per curiosità, o per affetto oppure semplicemente frequentando i corsi organizzati dalla facoltà di Magistero.

Via cavo i sordomuti possono comunicare solo con l’ausilio del «Dts», uno speciale apparecchio telefonico con tastiera: «Nonostante il Comune abbia deliberato la concessione del Dts per tutti gli uffici pubblici e privati, il problema è sempre la mancanza di soldi – afferma Palmieri – per cui at-tualmente in città sono stati installati solo undici di questi sintetizzatori vocali.

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Niente contributi per attività sportive e teatrali. Il gruppo teatrale “Il Gesto”, che da alcuni anni mette in scena commedie seguite anche dagli udenti non viene preso in considerazione come le atre compagnie. Il Gruppo Sportivo “Silenziosi” del presidente Antonino Spartà, ha le casse vuote e una montagna di pratiche di rimborsi spese rimaste inevase.

“Tra la fine di febbraio e la fine di marzo si svolgerà a Padova il secondo torneo nazionale di calcio a cinque – avverte Spartà – la trasferta costerà circa trecentomila lire a persona, e molti di questi gio-vani sono disoccupati. Come faranno a partecipare se la pensione sociale e l’indennità di comunicazione ammontano complessivamente a 900 mila lire ogni due mesi?”
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Il campetto dell’Istituto di Cristo Re, affittato regolarmente a chi ne fa richiesta, è invece – e qui si sfiora il paradosso – vietato agli ex allievi sordomuti (per i quali lo Stato ha versato e versa i contributi grazie ai quali l’istituto religioso sopravvive).

Rocco Ursino, allenatore e vicepresidente del gruppo sportivo, come tutti i mister vorrebbe una squadra sempre in forma “ma le preghiere non sono servite con i preti – afferma sconsolato – E il sordomuto, specialmente quello che non lavora, ha bisogno di muoversi, di fare qualcosa per non isolarsi ulteriormente da una città afflitta da fastidiose vibrazioni, che gli udenti chiamano semplice mente rumori”.

Un audioleso si racconta

Antonino Virzì, 29 anni, dipendente regionale, sordomuto dalla nascita come suo fratello e un’altra sorella (i suoi genitori sono udenti) vive a Messina trascorrendo le giornate come lui stesso racconta.

“Un paio di lampi della mia sveglietta luminosa e sono giù dal letto, inizia così una delle mie lunghe giornate, il tempo di lavarmi e di vestirmi con l’ultimo maglione di lana realizzato dalla stilista di famiglia, mia sorella Cettina, e mi immergo subito nel caos cittadino: attraversare le strisce pedonali è sempre un’impresa, automobilisti che non si fermano e che strombazzano, ma io li frego sempre, perché non li sento.

Quando entro in ufficio i miei colleghi mi danno le pacche sulle spalle in segno dì saluto, uno di loro fa le corna per dirmi ciao: chi lo vede può pensare male, ma in America i sordomuti salutano così e lui è un tipo «americano»; in Italia, nel nostro linguaggio gestuale, diciamo solo ciao con la mano. Comunque in ufficio comunico solo con la voce e osservando le labbra di chi mi parla.

Se qualcuno tenta di prendermi in giro deve fare i conti con le mie le imitazioni del suo modo di parlare, oppure di camminare; anche per questo nessuno ci tenta.

Quando tomo a casa, a tavola, con i miei genitori, mio fratello Pippo e mia sorella Cettina, si parla del più e del meno, dei miei problemi e di quelli loro. Ultimamente sono io che aiuto i miei genitori, ma devo ringraziarli se oggi mi sono inserito nella società senza particolari traumi.

Non tutti però hanno i genitori ‘normali’. Accendo la tv ma non ci sono programmi sottotitolati, è troppo presto, quindi mi devo accontentare dei movimenti visivi, il dialogo me lo immagino, specialmente se è un film straniero.

Il campanello di casa lampeggia, dietro la porta c’è il mio amico Natale che mi invita sempre ad uscire con la macchina. Io non sono mai del tutto convinto di salire in auto, c’è troppo caos per le strade, devo guidare in continua tensione con gli occhi allo specchietto retrovisore e alla strada. Per evitare la confusione delle strade, ma anche per evadere un pochettino preferisco fare strade di collina, magari per visitare paesi antichi.

La mia ragazza ad un certo orario mi telefona, lei vive fuori città e ci vediamo solo nel fine settimana, per fortuna adesso possiamo comunicare con il “Dts”: ci parliamo scrivendo i nostri pensieri sulla tastiera; io nella fretta di digitare i tasti mi mangio le parole, come dice Melinda.

Chiuso il telefono mi rimetto davanti al televisore e con il video-registratore memorizzo i film sottotitolati che poi rivedo con i miei amici. Se viene a trovarmi mio nipote (udente), di due anni, però, tutti i miei programmi per la giornata saltano e finisce che gioco tutto il pomeriggio con lui.

22 dicembre 1991 – Francesco Venuto